11 febbraio 2026 - Aggiornato alle 00:03
×

il caso

Il paradosso dell'acqua: dighe piene, campi a secco e terreni incolti costretti a pagare il contributo irriguo

Acqua che non arriva ai campi ma le raccomandate del Consorzio di Bonifica obbligano anche i terreni incolti a pagare (36,42 €/ha per il 2020)

10 Febbraio 2026, 09:28

Il Ponte Barca a Paternò nel Catanese

Seguici su

La terra dei paradossi: l'acqua nelle dighe c'è ma finisce a mare invece che per irrigare le coltivazioni. I campi soffrono, gli agricoltori puntualmente ogni anno protestano per la carenza di acqua.

In questo scenario immutato da tanti anni capita anche che chi ha terreni incolti e abbandonati si vede recapitare a casa richieste di pagamento di somme annuali da parte del Consorzio di Bonifica 5 in virtù di una legge del 1995.

Si tratta del contributo consortile o “beneficio irriguo”.

Non importa se il terreno sia coltivato o meno, produca o non produca reddito: è inserito in un' area irrigua e il proprietario deve pagare per un beneficio che è considerato “diretto, specifico, permanente e duraturo”, deve contribuire alle spese di realizzazione, esercizio, gestione e manutenzione degli impianti irrigui.

Nelle lettere raccomandate che il Consorzio sta inviando ai proprietari dei fondi in questi si richiede il pagamento del beneficio irriguo relativo all'anno 2020. Una cifra che ammonta a 36,42 euro per ogni ettaro di terreno.

Il proprietario - viene spiegato - deve pagar perché ha un beneficio economico di processo produttivo in quanto può utilizzare l'acqua e produrre coltivazioni di maggiore qualità e quantità rispetto ai terreni non irrigui. Inoltre c'è un beneficio economico di mercato immobiliare perché i terreni irrigui hanno maggiore valore rispetto a quelli in asciutto.

Sulla carta il discorso potrebbe filare ma nella realtà c'è da fare i conti con le tante difficoltà a cui vanno incontro i titolari dei poderi per potere avere l'acqua nella stagione irrigua. Si paga più volentieri quando si ha un servizio costante ed efficiente.

Le proteste maggiori arrivano da chi ha terreni incolti, campagne che non producono alcun reddito e che non riescono nemmeno a vendere.

Le lettere con la richiesta del contributo consortile sono state indigeste per molti che non se l'aspettavano.