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Stamani i funerali del 42enne imprenditore

Augusta si ferma per Lorenzo Belfiore: il rombo delle moto, “Non è tempo per noi” e un addio che spezza il fiato

Il 21 giugno in contrada Tivoli la gara regionale di motocross sarà intitolata alla sua memoria

10 Febbraio 2026, 12:28

Augusta si ferma per Lorenzo Belfiore: il rombo delle moto, “Non è tempo per noi” e un addio che spezza il fiato

Feretro e moto di Lorenzo Belfiore all'uscita dalla chiesa

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Augusta si è fermata davvero, stamani. Si è fermata con i passi lenti di chi entra in chiesa senza riuscire a trovare un respiro normale, con gli occhi lucidi di chi spera ancora che sia un errore, con quel silenzio pesante che precede solo le assenze definitive.

Dentro la chiesa di Santa Lucia alla Borgata e fuori, lungo viale Italia, c'era una folla che sembrava non finire: almeno cinquemila persone, strette le une alle altre, fino quasi a bloccare il traffico cittadino. Non per curiosità, ma per amore. Perché Lorenzo Belfiore non era "solo" un imprenditore augustano di 42 anni: era uno di quelli che lasciano un segno, uno di quelli che quando passano ti resta addosso qualcosa — un gesto, un sorriso, una parola detta con il cuore.

L'ultimo saluto è stato un abbraccio collettivo. Un abbraccio che non poteva cambiare ciò che è accaduto, ma che voleva almeno dire ai suoi familiari una cosa semplice e gigantesca: non siete soli.

Lorenzo è scomparso tragicamente domenica, in un incidente autonomo con la sua moto. Una frase che, scritta così, sembra quasi "tecnica". Ma la verità è che non esiste tecnica capace di spiegare il vuoto che resta quando una vita così piena si spezza di colpo. Quando un uomo che correva, costruiva, progettava, viveva, viene consegnato all'impossibile.

All'uscita del feretro, le note di Non è tempo per noi di Ligabue hanno attraversato l'aria come una lama dolce. Un titolo che, in giorni come questi, sembra diventare destino e protesta insieme. Non è tempo per voi, Lorenzo e i tuoi cari, non è tempo per chi stava ancora scrivendo la propria storia. Non è tempo per un bambino di appena tre mesi che dovrà crescere con una fotografia, con i racconti, con una presenza trasformata in memoria.

Eppure, in quel dolore, Augusta ha provato a fare l'unica cosa possibile: restare. Restare accanto a quel piccolo Michele, alla moglie, ai familiari affranti, a chi oggi deve imparare a camminare con una ferita che non si vede ma brucia.

Dopo l'omelia di don Angelo Saraceno, sono arrivate le parole degli amici. Quelle parole che spesso tremano, si spezzano, si interrompono perché la voce non regge. Parole che però, una dopo l'altra, compongono un ritratto vero: Lorenzo come uomo presente, generoso, passionale, instancabile. Uno "molto attivo", come dicono tutti, ma in realtà molto di più: uno che viveva con intensità, senza risparmiare energia.

E poi c'erano loro, i suoi mondi: il motocross, le moto d'acqua, lo snowboard. Tutto ciò che porta addosso vento e fatica, libertà e coraggio. Perché Lorenzo era così: uno che non guardava la vita da lontano, ma la attraversava.

Il motocross, però, era una passione speciale (c'era anche la sua Honda numero 21 circondata dai fiori sul sagrato della chiesa). Non solo un hobby: un pezzo della sua identità. Con le sue moto da cross Lorenzo aveva vinto titoli e competizioni regionali, ma più di tutto aveva costruito legami. Perché le piste non sono solo luoghi di gare: sono luoghi di amicizie sincere, di mani sporche di terra, di abbracci dopo una caduta, di sorrisi veri.

E quando la bara è passata, il rombo delle moto l'ha accompagnata come un saluto che nessuna parola avrebbe saputo pronunciare. Un suono potente, ruvido, commosso. Un "ci siamo" urlato al cielo. Un modo per dire: tu sei dei nostri, sempre.

Gli amici del 973 Mx Valley, il crossodromo di contrada Tivoli a Floridia, gli dedicheranno un memorial durante la quarta gara regionale del campionato di motocross, il 21 giugno. E sembra quasi impossibile non vedere, in quella data, un segno che stringe il cuore: 21, proprio come il numero inciso sulla sua Honda da corsa. Come se, anche adesso, Lorenzo trovasse un modo per farsi riconoscere, per lasciare una traccia, per dirci che le passioni non muoiono: cambiano forma, diventano memoria condivisa, diventano presenza.

Oggi Augusta non saluta soltanto un uomo. Saluta un padre, un marito, un figlio, un amico. Saluta la forza di una vita piena e la fragilità improvvisa del destino. E lo fa come sa fare una comunità quando ama davvero: stringendosi, senza rumore inutile, con rispetto e con le lacrime che non si vergognano.

A chi lo ha conosciuto resterà la sua energia, la sua voglia di fare, quel modo di esserci che non si impara sui libri. Alla sua famiglia resterà il compito più difficile: trasformare l'assenza in un dialogo quotidiano, tenere vivo il suo nome nelle cose semplici, raccontare al piccolo Michele chi era suo padre. E forse, un giorno, dirgli che quando Augusta ha dovuto salutare Lorenzo, non lo ha fatto da sola: lo ha salutato in cinquemila, con una canzone, con un rombo, con un amore immenso.

Perché certe persone non si "perdono" soltanto. Certe persone restano. Restano nelle strade che si fermano, nelle piste che li ricordano, nei numeri che diventano simboli, nel coraggio di chi li ha amati.

Ciao Lorenzo. Che la terra ti sia lieve. E che la tua corsa, da qualche parte, continui.