la querelle
Carnevale di Sciacca a metà tra coriandoli e cenere: i parroci chiedono rispetto per la quaresima
Il maltempo sposta la festa di Re burlone durante il periodo di raccoglimento, i sacerdoti chiedono rispetto del calendario liturgico
Una precedente edizione del carnevale di Sciacca
Il Carnevale di Sciacca non è ancora iniziato e già è tema quotidiano di dibattito.
Prima il maltempo, che costringe gli organizzatori a rinviare il debutto del 14 e 15 febbraio.
Poi la soluzione di recuperare tutto a fine mese, il 27 e 28 febbraio, e perfino il 1° marzo. Ma sono i giorni di Quaresima.
E così, tra un carro allegorico e un atto penitenziale, la città si ritrova a metà strada tra coriandoli e cenere.
La comunità parrocchiale, da sempre critica di questo slittamento che avviene ormai da un paio di anni, questa volta ha preso posizione. In una nota congiunta, i parroci della città ricordano che il Carnevale “precede” la Quaresima e non può celebrarsi durante i momenti di raccoglimento.
Come dire “non ci può ballare dentro”.
Il clero locale ringrazia costruttori di carri allegorici, artisti, organizzazione e istituzioni comunali, ma chiede rispetto per il calendario liturgico, che non è un optional come un vestito di carnevale.
“C'è un tempo per danzare e un tempo per riflettere”, scrivono, con la pazienza di chi spera ancora che qualcuno distingua una festa da un rito.
Ma non c'è una chiusura netta per l'edizione in corso. C'è invece un appello, rivolto alle istituzioni e agli organizzatori, affinché le prossime edizioni si concludano con il martedì Grasso.
“Questa attenzione non è un privilegio confessionale — scrivono — ma una forma autentica di laicità, capace di rispettare anche la dimensione religiosa condivisa da larga parte della popolazione”.