15 febbraio 2026 - Aggiornato alle 18:03
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Il caso

Diffamò Bolzoni, Cassazione annulla con rinvio assoluzione del giornalista nisseno

Accolto il ricorso del Pg di Caltanissetta. Ora ci sarà un nuovo giudizio di secondo grado

10 Febbraio 2026, 16:19

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Sentenza annullata con rinvio. La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dal procuratore generale di Caltanissetta, Fabio D'Anna, contro la sentenza di assoluzione del giornalista nisseno Michele Spena, che è accusato di diffamazione nei confronti del collega Attilio Bolzoni. La Quinta sezione della Suprema Corte ha annullato il verdetto che era stato impugnato dal Pg e ha disposto un nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d'Appello di Caltanissetta, disponendo che le spese siano regolate in via definitiva all'esito del nuovo processo. La Cassazione ha ritenuto fondati i rilievi formulati dal procuratore generale, secondo cui la sentenza di assoluzione sarebbe stata «il risultato di una non corretta applicazione dell'articolo 595 del codice penale e di una valutazione illogica e contraddittoria delle risultanze processuali».

La vicenda trae origine da alcune dichiarazioni rilasciate da Spena durante una trasmissione radiofonica: il giornalista ha parlato di presunte "cene romane" di Bolzoni con Antonello Montante. Il cronista e scrittore ha ritenuto le dichiarazioni di Spena lesive della propria dignità e professionalità. Va ricordato che Bolzoni è inoltre parte civile nel processo Double Face essendo vittima di dossieraggio da parte dell'ex presidente di Confindustria Sicilia. In primo grado, il Tribunale aveva condannato il giornalista al pagamento di una multa di 900 euro e a un risarcimento di 3.000 euro in favore del collega, assistito dall' avvocato Raffaele Palermo. La difesa di Spena, affidata all' avvocato Rudy Maira, aveva poi ottenuto in appello una completa assoluzione “perché il fatto non sussiste”, con revoca delle statuizioni civili.

Dopo la sentenza di assoluzione in Appello, Bolzoni ha presentato un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura, sollevando una questione di astensione in riferimento alla presidente del collegio giudicante. Roberta Serio è figlia del defunto Guglielmo Serio, che nel 2012 aveva intentato una causa civile contro Bolzoni e il gruppo editoriale L'Espresso, chiedendo 200.000 euro di risarcimento per un articolo. La causa si era conclusa nel 2016 con il rigetto della domanda e la condanna di Serio al pagamento delle spese legali. Nel 2020, gli eredi del dottor Serio avevano versato 13.000 euro al gruppo editoriale «a saldo compensi e spese di giudizio». Bolzoni, pur dichiarando di «non mettere in dubbio l'imparzialità della giudice», ha ritenuto doveroso segnalare la circostanza, ritenendola potenzialmente idonea a suggerire l' astensione.

Ora è arrivata la sentenza della Cassazione che dispone un nuovo giudizio d'Appello. Vedremo cosa accadrà. «Che fosse una sentenza stravagante lo avevo già pensato. A quanto pare l'ha pensato anche qualcun altro», ha commentato Attilio Bolzoni a La Sicilia.