l'iniziativa
Catania, l’emozione degli studenti al cospetto di Agata
In cattedrale l’ostensione straordinaria con la preghiera davanti al sacello nella tre-giorni voluta dall’arcivescovo Luigi Renna
Si conclude oggi la tre-giorni voluta dall’arcivescovo Luigi Renna, con l’ostensione straordinaria del busto di Sant’Agata e l’apertura del sacello, dedicata a ragazze e ragazzi delle scuole.
A porte chiuse, in silenzio, gli studenti hanno prima visitato la cappella, scoprendo con curiosità l’interno della “Cammaredda” e hanno sostato poi, accompagnati dai loro insegnanti davanti a Sant’Agata, seduta sulla varetta. Ad accoglierli Barbaro Scionti, parroco della Cattedrale e il capo fercolo Claudio Consoli. Scionti ha chiesto loro di osservare il busto reliquiario, affidando sogni, progetti, speranze e dispiaceri alla Patrona.
Davanti la Santa si sono alternati così (e lo faranno anche oggi) circa cinquemila ragazzi, di varia età e di varia formazione. Fra questi, anche chi ha preferito indossare per la visita a Sant’Agata il sacco bianco e la scuzzetta. Accomunati tutti (“Belli e buoni” li definisce Scionti) dall’emozione e dal rispetto per i luoghi e per la circostanza.

A tutti è stato chiesto, se lo vorranno, di inviare in cattedrale una mail con le loro impressioni sulla visita a Sant’Agata, proprio per non interrompere questo flusso di conoscenza. E per finire la recita del Padre Nostro, la benedizione in nome di Sant’Agata e un “Cittadini, viva Sant’Agata”, lanciato da Claudio Consoli, al quale hanno risposto rumorosamente tutti.
«L’arcivescovo - spiega Scionti - ha voluto questo momento dedicato ai nostri ragazzi, ai nostri giovani, proprio perché comprendiamo l’importanza di trasmettere non una tradizione fatta di abitudini di luoghi comuni o di modi di fare, ma una retta tradizione. Che significa? La testimonianza di Agata è importante perché vicino alla sua bellezza, c’è soprattutto la sua bontà ed è questo il nostro tesoro che vale certamente molto di più di tutti i gioielli che adornano il busto, che vale molto più di ogni cosa. La testimonianza di Agata la buona - riprende il parroco della cattedrale - è qui con noi da novecento anni. In questa cattedrale siamo i custodi di questo grande tesoro, che sta alla radice della nostra festa, del nostro culto, della nostra devozione. Il sangue di Sant’Agata insomma è a fondamento della Chiesa di Catania. Questo sangue ha un senso e un significato di amore totale a Cristo e alla Chiesa. Quello che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni e a tutti i catanesi».