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Fiume Simeto, manca un'autorizzazione e 160mila euro per ripulirlo dalle plastiche vanno perduti
Città Metropolitana di Catania aveva presentato il progetto, ma la Regione ha perso tempo
La notizia sembra un “pasticcio in salsa sicula” tutto interno alla Regione Siciliana, ed è la seguente: manca la Valutazione di incidenza ambientale (Via) e così salta l'intervento per intercettare e rimuovere le plastiche nell'alveo del fiume Simeto prima che queste arrivino a mare.
È scritto nero su bianco sul decreto del segretario generale dell'Autorità di bacino, Leonardo Santoro, datato 2 febbraio, che non solo revoca la convenzione con la Città metropolitana siglata nel 2024, ma anche il finanziamento già impegnato di 160mila euro (72mila nel 2024, 48mila nel 2025 e 40mila nel 2026).
Il colmo? La Città metropolitana con i suoi tecnici aveva ben lavorato predisponendo il progetto esecutivo nei tempi giusti e pure sollecitando più volte l'assessorato regionale al Territorio e Ambiente all'invio della Via, a novembre e dicembre 2024 e ancora a febbraio e maggio 2025. Senza successo. Dilatandosi così i tempi, l'Autorità di bacino (che della Regione è un dipartimento) si è vista costretta alla revoca.
Si spera che dopo la doccia gelata della notizia, forse sfuggita all’attenzione a causa dei festeggiamenti agatini, alle latitudini di via Nuovaluce, sede della Città metropolitana, si faccia di tutto e di più per ottenere l'individuazione dell'inghippo (ed eventuali responsabili) e un ripensamento da parte della Regione.
Le ricadute dell'intervento finanziato con i fondi della legge “SalvaMare” (la numero 60 del 2022), infatti, sono immensamente maggiori rispetto alla cifra prevista per l'alveo del fiume Simeto, strategico perché rientrante nel territorio della Riserva naturale orientata (Rno), nell'omonima Oasi (nata a protezione e rifugio della fauna) e la cui foce, insieme con il lago Gornalunga, ricadono nel Sito di importanza comunitaria esteso su 1.735 ettari tutti nel territorio comunale di Catania.
Non c'è solo il legname trasportato dalle piene e che mina la sicurezza idraulica di alvei e sponde dei fiumi, negli ultimi anni una delle forme di inquinamento tra le più diffuse riguarda la presenza di plastica, che quando arriva in mare si degrada e crea le microplastiche.
Il progetto stilato dai tecnici di Città metropolitana prevede(va?) l'installazione di barriere galleggianti alte 45 centimetri (15 centimetri la parte emersa) lunghe cinque metri e dal peso di 1,3 chili, realizzate in poliestere spalmato in Pvc e resistente a temperature da -20 a +80 gradi Celsius. Barriere da posare prima della foce, quando cioè le plastiche così intercettate e recuperabili sono ancora separabili e possibilmente inviabili a riciclo. Si prevede inoltre il monitoraggio degli effetti dell'intervento, unitamente all’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente.