11 febbraio 2026 - Aggiornato alle 14:23
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Palermo

Il racket dei morti in ospedale, arrestati tre dipendenti dell'obitorio del Cervello

Tra i casi, l'indirizzamento della salma di un irlandese verso un'impresa funebre: filmata la consegna di 500 euro. I tre avrebbero favorito numerose ditte e l'inchiesta, partita dal Policlinico, si allarga con altri indagati

11 Febbraio 2026, 12:05

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Si sarebbero accordati con imprese di pompe funebri per fare "favori" sull'assegnazione delle salme. Sono stati arrestati in tre, tutti dipendenti nella camera mortuaria dell'ospedale Cervello di Palermo.

Si tratta di Vincenzo Romano, 67 anni, Onofrio Leonardo, 61 anni e Giuseppe Suriano, 56 anni.

Il caso emblematico, filmato dagli investigatori, è tra gli episodi contestati, anche l’indirizzamento dei congiunti di un irlandese deceduto a Palermo verso una impresa funebre, i cui referenti venivano filmati mentre versavano a uno dei dipendenti la somma di cinquecento euro. Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, la polizia, sezione Anticorruzione della squadra mobile di Palermo, ha dato esecuzione a un'ordinanza del gip di Palermo, con la quale sono state applicate le misure degli arresti domiciliari nei confronti dei tre, ritenuti gravemente indiziati di aver commesso, a vario titolo, delitti di associazione a delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio e corruzione per esercizio della funzione.

Il provvedimento cautelare prende le mosse da un articolata attività investigativa svolta nei primi mesi del 2024 sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo e riguardante i decessi ospedalieri.

L’attività di indagine, scaturita da risultanze delle investigazioni condotte al Policlinico "P. Giaccone" di Palermo, si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche ed ha consentito secondo la polizia di delineare l’esistenza di una associazione a delinquere, composta da tutti e tre i dipendenti della camera mortuaria e dedito alla stipula di accordi corruttivi con i referenti di numerose imprese funebri locali.

Adottando il medesimo modus operandi ed in cambio di denaro, gli indagati avrebbero infatti accelerato le pratiche inerenti alla cura ed il rilascio di salme di deceduti in ospedale, anche quando erano mancanti le previste autorizzazioni comunali.

In alcune occasioni i dipendenti dell’obitorio, sempre dietro compenso economico, avrebbero favoreggiato alcune imprese funebri, indirizzando i familiari dei defunti a presceglierle per l’affidamento dei relativi servizi.

Le misure cautelari non sono state precedute dall’interrogatorio preventivo dei tre indagati, avendo il giudice ritenuto sussistente il pericolo di inquinamento probatorio.

Ed infatti, a seguito del ritrovamento di un dispositivo tecnico in prossimità della camera mortuaria, erano state registrate conversazioni tra i tre impiegati con cui gli stessi concordavano come agire nel caso fossero stati convocati dalla polizia giudiziaria, adottando comportamenti idonei a deviare il corso delle indagini.

Nel provvedimento applicativo delle misure cautelari, l’autorità giudiziaria si è riservata in ordine alle posizioni di altri indagati nel medesimo procedimento penale.