LA DISCARICA
Rifiuti speciali, la Cisma di Melilli vuole fare la terza vasca: la pratica approda sul tavolo della Commissione tecnica della Regione
La fase della «consultazione pubblica», necessaria per l'ottenimento delle autorizzazioni, si è chiusa senza nessuna osservazione da cittadini, associazioni o amministrazioni locali
La fase di consultazione pubblica si è chiusa senza nessuna osservazione. Cioè: nessuno fra amministrazioni locali, associazioni ambientaliste o comitati di cittadini ha avuto niente da eccepire rispetto al progetto della Cisma Ambiente di Melilli di ampliare la discarica, costruendo una terza vasca sempre in contrada Bagali. L'ampliamento è grande, in totale, 50.562 metri quadrati, dentro ai quali potranno essere abbancati 524.006 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi, «pericolosi stabili e non reattivi», fibre minerali artificiali e gesso.
Il 9 febbraio, dichiarata ufficialmente chiusa la fase del confronto con il pubblico, la richiesta di costruire la terza vasca è stata trasferita alla Cts, la Commissione tecnico specialistica regionale, chiamata a valutare la proposta e a fornire il suo parere a beneficio delle decisioni dell'assessorato. L'istanza di ampliamento di Cisma, comunque, risale al 17 ottobre 2025, quando è stata presentata al dipartimento Ambiente della Regione Siciliana con un documento a firma del presidente del consiglio di amministrazione Francesco Carpinato, amministratore giudiziario della società.
Perché Cisma Ambiente rientra tra gli impianti che trattano l'immondizia e che sono sotto il controllo dello Stato: il sequestro e la confisca sono stati confermati dalle Misure di prevenzione in primo grado e, come riportato dal Quotidiano di Sicilia, si attende l'inizio del procedimento di Appello. Discorso diverso vale, invece, per l'inchiesta che riguarda i proprietari degli impianti: nel 2017, l'indagine "Piramidi" della procura di Catania portò all'arresto di Antonino e Carmelo Paratore, padre e figlio, proprietari di Cisma (e del lido "Piramidi" della Plaia del capoluogo etneo) e ritenuti essere prestanome del boss Maurizio Zuccaro, esponente di spicco della famiglia Santapaola-Ercolano, coinvolto nella stessa inchiesta. Il processo a loro carico è ancora in corso in primo grado, con il rito ordinario.
Da allora, Cisma Ambiente è in amministrazione giudiziaria. Ed è l'avvocato Carpinato, che ne tiene in mano le sorti, a pensare a un futuro di lungo periodo con l'ampliamento. La prima vasca ha chiuso i battenti, con l'ultimo abbancamento, il 14 febbraio 2017, e aveva una volumetria autorizzata di 539.500 metri cubi. Un secondo lotto, attualmente in fase di coltivazione, ha una volumetria autorizzata di 540.362 metri cubi e, «agli attuali flussi di conferimento», si saturerà in cinque anni. Non si prevede, sottolineano i progettisti, di accogliere rifiuti urbani «né tal quali né trattati». In altri termini: Cisma è e rimarrà una discarica destinata, per lo più, ai rifiuti industriali. Soprattutto delle aziende del polo petrolchimico della provincia di Siracusa e di quelle dell'indotto. La terza vasca avrà, in previsione, una vita di 5,35 anni. Portando così a oltre dieci anni la vita residua complessiva della discarica.
«L’ampliamento della discarica esistente determinerà benefici anche alle altre imprese locali operanti all’interno dell’area industriale», sostengono i tecnici. Le aziende, infatti, «potranno conferire a poca distanza con una sensibile riduzione dei costi di smaltimento e di conseguenza con un minor impatto ambientale dovuto alla riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto, che rappresentano un'aliquota consistente dell'inquinamento dell'aria, oltre ad un maggior livello di sicurezza stradale». E ancora: «Sempre nell'ottica della riduzione degli impatti ambientali, si consideri che l'ampliamento della discarica esistente contribuirà anche ad evitare il verificarsi di situazioni emergenziali nel sistema di gestione rifiuti provinciale e regionale». Meglio prevenire.
Tanto più che, si legge sempre nella documentazione depositata alla Regione, l' «effetto cumulo» è piuttosto limitato. La discarica più vicina è quella della società Fmg in contrada Biggemi, a 14 chilometri di distanza. Ma, sottolinea Cisma, quell'impianto «non è autorizzato all’abbancamento di rifiuti pericolosi (stabili e non reattivi)», pertanto, non si riscontra una sovrapposizione significativa tra le due strutture. E poi, certo, ci sono i progetti in corso di valutazione. Sempre a Melilli, quello della società Renteco srl, ma sempre per rifiuti non pericolosi (e quindi nessuna sovrapposizione, sostiene sempre l'azienda in amministrazione giudiziaria). E quello di Log Service, in contrada Marcellino ad Augusta, che dovrebbe gestire gli scarti dell'inceneritore di rifiuti speciali della Gespi, sempre nella città megarese.
Dice la società: considerando che tutto il polo petrolchimico della provincia di Siracusa (Augusta, Priolo e Melilli) occupa a terra una superficie di 58.140.000 metri quadrati (cioè 5.814 ettari), se si sommano le aree di Cisma Ambiente, Fmg, Renteco e Log Service si ottengono 207.562 metri quadrati destinati all'abbancamento dei rifiuti. «Circa lo 0,36 per cento della superficie a terra del polo petrolchimico siracusano, percentuale ritenuta irrilevante», proseguono, e con un impatto ambientale che, considerata la zona, può dirsi «marginale».
Come detto, nel periodo destinato alle osservazioni del pubblico sul progetto, non ne è arrivata nessuna. L'Asp di Siracusa ha solo chiesto se fosse prevista la nomina di un medico competente per il personale impiegato nella terza vasca. La Soprintendenza ai beni culturali, invece, ha chiesto all'inizio di gennaio la «obbligatoria relazione di valutazione dell'impatto archeologico», visti gli sbancamenti previsti. Finché non arriva quel documento, si legge in una nota firmata poco dopo l'Epifania dal sovrintendente Antonino Lutri, «la pratica rimane sospesa». In pochi giorni, il 19 gennaio 2026, la relazione dell'archeologa c'è: attende la valutazione. Il percorso regionale, a ogni modo, va avanti. A esprimersi dovrà essere la Cts.