12 febbraio 2026 - Aggiornato alle 21:05
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Il figlicidio

Uccise la figlia e inscenò sequestro, i periti della Corte: «Martina Patti era capace di intendere»

I consulenti hanno ribadito quanto già affermato nella relazione depositata nel processo d'Appello

11 Febbraio 2026, 16:04

12 Febbraio 2026, 07:50

Elena Dal Pozzo e la madre Martina Patti

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«Martina Patti è capace di intendere e di volere». I periti nominati dalla Corte d'Assise d'Appello, Roberto Catanesi, psichiatra forense dell'Università di Bari, ed Eugenio Aguglia, psichiatra catanese, hanno ribadito quanto già scritto nella relazione depositata nel processo d'appello sull'omicidio di Elena Del Pozzo. Il nuovo esame dei consulenti segue le dichiarazioni rese dai periti della difesa che insistono sulla "bolla dissociativa" che avrebbe fatto scemare la totale incapacità di intendere nel momento della commissione del figlicidio. La tesi degli psichiatri nominati dagli avvocati Tommaso Tamburino e Gabriele Celesti è quella del suicidio altruistico: Patti voleva togliere la vita alla figlia e a lei. I consulenti nominati dalla Corte d'Assise d'Appello, invece, hanno insistito sulla totale capacità dell'imputata di intendere e di volere e hanno escluso anche la parziale incapacità. Il processo è stato rinviato al prossimo 11 maggio.

 

La piccola Elena è stata uccisa quattro anni fa: inserita in alcuni sacchi neri e poi seppellita in un terreno sciaroso a Mascalucia, a pochi passi dalla casa dove madre e figlia vivevano assieme. L'imputata ha confessato il delitto solo il giorno dopo, prima ha simulato il rapimento della bambina. Il processo di primo grado è terminato con la condanna a 30 anni inflitta dalla Corte d'Assise etnea.