In aula
Strage di Altavilla, il racconto dell'orrore di Sabrina Fina: gli agghiaccianti dettagli
Sabrina Fina accusa il compagno Massimo Carandente e il muratore Giovanni Barreca: racconto choc in aula su tortura, presunto rito di 'liberazione' e l'uccisione di Antonella Salamone e dei figli Emanuel e Kevin a Altavilla
strage di famiglia ad Altavilla Milicia
Sabrina Fina punta il dito contro il compagno Massimo Carandente e contro il muratore Giovanni Barreca, attribuendo a loro la responsabilità degli omicidi di Antonella Salamone — moglie di Barreca — e dei figli Emanuel e Kevin, torturati e uccisi nella villetta di Altavilla nel febbraio 2024.
«Ero lì e ho assistito a quell’orrore, ma non sono un’assassina», ha dichiarato l’imputata davanti alla corte d’assise, nel corso dell’udienza odierna.
Dall’esame in aula emerge il racconto di come Fina avrebbe conosciuto Barreca e la sua famiglia. «Frequentavamo la chiesa evangelica — ha spiegato —. Antonella e sua figlia Miriam (unica sopravvissuta e, come il padre, sotto processo, ndr) mi avevano chiesto aiuto, volevano andar via di casa».
Secondo la sua versione, si sarebbe recata nell’abitazione per pregare, ma l’incontro sarebbe presto degenerato in un presunto rito di «liberazione dal demonio», alimentato da Carandente — che per anni l’avrebbe vessata — e da Barreca, convinto che la moglie lo tradisse.
Fina sostiene inoltre di essere stata costretta a interrogare le vittime, ritenute possesse.
La situazione sarebbe precipitata quando Antonella Salamone manifestò l’intenzione di lasciare la casa. Il primo a morire, stando al racconto dell’imputata, sarebbe stato il piccolo Emanuel, 5 anni, soffocato con l’aria calda di un phon inserito nella bocca.
Poi fu la volta di Antonella: «L’ha uccisa Kevin, obbligato dal padre — ha riferito — mentre Miriam dormiva sul divano». Il corpo della donna, ha aggiunto, venne portato all’esterno, cosparso di benzina e dato alle fiamme.
Successivamente toccò a Kevin, il maggiore dei figli, che avrebbe tentato il suicidio temendo l’arresto per l’omicidio della madre. «Lo hanno legato con delle catene. Carandente gli ha dato un calcio sulla fronte, gli usciva del liquido», ha ricordato Fina in aula.
Le dichiarazioni sono al vaglio dei giudici e rientrano nel quadro processuale in corso sulla strage di Altavilla.