agrigento
Un errore di trascrizione e la salma del papà sparisce. Un mistero in stile Fu Mattia Pascal
La denuncia della figlia: «Che fine ha fatto il corpo di mio padre? Voglio solo un posto dove portare i fiori»
Basta un errore di trascrizione per far sparire nel nulla una persona? È la domanda che la famiglia di un uomo scomparso oltre 50 anni fa si pone, oggi, in un accorato appello alle istituzioni affinché il loro caro, deceduto tragicamente e in giovane età, gli venga riconsegnato.
Una vicenda potrebbe essere, anche solo per il luogo in cui avviene, estremamente pirandelliana, se non ricordasse più da vicino Kafka e non riguardasse il lutto di una figlia che oggi urla il suo dolore insieme ad una domanda: «Che fine ha fatto il corpo di mio padre?»
Sì perché all’ombra dei cipressi dell’antico cimitero di Bonamorone, ad Agrigento, che il drammaturgo premio Nobel vide sorgere, è accaduto un giallo senza colpevoli e senza “vittime”, compiuto non con un’arma ma forse con un semplice colpo di penna.
Tutto ha inizio nel 2022 quando l'allora Anna Maria, oggi ultraottantenne, nota anomalie sospette sulla tomba del padre, Carmelo Bonomo, deceduto in un incidente stradale nel 1963. La foto capovolta e la lastra di marmo spostata sono stati i primi segnali di quella che lei descrive oggi, in una lunga lettera, come «una sensazione di un nuovo lutto».
Cosa era successo in realtà? Dopo diversi anni dalla concessione cimiteriale si era provveduto a estrarre i resti mortali per trasferirli in un ossario.
La famiglia, ignara di tutto, scrive al Comune di Agrigento, ed emergono una serie di incongruenze documentali sconcertanti. Secondo i registri comunali, nel loculo non risulterebbe il padre della donna, ma un omonimo deceduto nel 1965. Le date riportate nei vari atti risultano discordanti, oscillando tra il 1963 e il 1965, nonostante i certificati di stato di famiglia confermino il decesso di Carmelo Bonomo il 28 ottobre 1963.
E quindi l’ipotesi, che nessuno può confermare, non essendoci molti omonimi, è che si tratti sempre della stessa persona e che un semplice errore di trascrizione della data di morte lo abbia reso diverso. Un «Fu Mattia Pascal» che sparisce dalla storia per colpa di un equivoco, forse.
Un elemento centrale della vicenda riguarda lo stato della salma. Nel 1983, un tentativo di estumulazione per trasferire i resti in una bara più piccola fu bloccato poiché il corpo era perfettamente mummificato e non poteva essere spostato. Eppure, nonostante questo precedente e la presunta inamovibilità del feretro, nel 2022 la tomba è apparsa manomessa e la salma irrintracciabile.
Nonostante la presentazione di una querela per violazione di sepolcro e la richiesta di accertare la verità, il percorso giudiziario si è interrotto bruscamente. Nel 2025, il giudice per le indagini preliminari ha rigettato l'opposizione all'archiviazione presentata dal legale della donna. Secondo il magistrato, le discrepanze nelle date sarebbero meri errori materiali dei registri e mancherebbero prove certe di manomissione. Inoltre, è subentrata la prescrizione per eventuali reati ipotizzabili tra il 1983 e il 2022. Nessun colpevole, nessun reato e nessun modo, ad esempio, di sottoporre al test del Dna quei resti per chiarire se si tratta o meno di quell’uomo morto quasi 60 anni fa.
Per la signora Bonomo, però, la questione non è affatto chiusa, così come la battaglia per il diritto alla memoria. «Non cerco colpevoli, io cerco la verità. Voglio solo sapere dove si trova il corpo di mio padre» – dice in una lettera che ha inviato alla stampa -. «Voglio un luogo dove portargli i fiori, come ho sempre fatto. Dopo la morte di mio padre non ho più festeggiato il Natale, lui era la mia roccia. Essere privata persino del luogo in cui riposa è una ferita che non passa. È come averlo perso di nuovo».