l'arresto
Ordigni confezionati in un garage di Trapani, venduti sul web alla criminalità, spediti per posta ed esplosi a Roma
I carabinieri hanno arrestato un 40enne specialista nella produzione di ordigni esplosivi, soprattutto di quelli maggiormente pericolosi
Uno specialista nella produzione di ordigni esplosivi, soprattutto di quelli maggiormente pericolosi. Emanuele Scimemi, trapanese, 40 anni, residente nella frazione di Lenzi, è tra gli arrestati nell’ambito dell’operazione “Last Delivery”, coordinata dalla Procura de L’Aquila e che ha portato a scoprire un traffico di droga, esplosivi ed armi. Un commercio che avveniva attraverso il web, messaggerie di quelle nascoste, al quale attingeva la criminalità organizzata della penisola.
Una indagine condotta dai Carabinieri di Penne, con il supporto dei Comandi Provinciali Carabinieri, a cominciare da quello di Trapani, che teneva sotto controllo Scimemi e che nella giornata di lunedì è scattato il blitz, arresto e perquisizione. Il laboratorio è stato scoperto dentro la sua abitazione, in un garage, e per condurre in sicurezza l’intervento e recuperare tutto il materiale esplodente, i militari hanno isolato la zona per diverse ore. Una abitazione a poca distanza dalle altre, quel garage, vera e propria polveriera, non solo ha messo a rischio la stessa famiglia dell’arrestato, ma anche i vicini, il materiale rinvenuto è stato spostato con massima sicurezza, anche per garantire l’incolumità dei militari, apposta sono intervenuti gli artificieri.
Scimemi non è un soggetto del tutto sconosciuto all’autorità giudiziari: ufficialmente disoccupato, ma sarebbe ben noto nell’ambiente della vendita di fuochi pirotecnici, ma dall’indagine emerge come uno che nel frattempo ha fatto un salto in avanti, specializzandosi nella preparazione di ordigni. Prodotti, venduti e spediti, attraverso escamotage per evitare individuazione del mittente e del reale destinatario.
A coordinare le indagini è stato il sostituto procuratore dott.ssa Roberta d’Avolio della Procura della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila – Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione, condotta su tutto il territorio nazionale, ha consentito l’esecuzione di un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa in data 2 febbraio 2026 dal gip del Tribunale di L’Aquila.
Il provvedimento ha interessato complessivamente sette soggetti, indagati per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, produzione, compravendita e spedizione, su scala nazionale, di materiale esplodente. Una estesa rete di traffici illegali attiva su chat e sul web, attraverso questi avveniva la vendita e l’acquisto di artifizi pirotecnici artigianali illegali, armi da fuoco, esplosivi ad alto potenziale distruttivo, detonatori, sostanze stupefacenti e banconote false. Le spedizioni avvenivano tramite la rete dei corrieri espressi, facendo ricorso a indirizzi di spedizione e consegna fittizi, intestazioni di comodo e utenze telefoniche riconducibili a soggetti estranei, al fine di ostacolare l’identificazione di mittenti e destinatari.
Sarebbero usciti dal laboratorio di Scimemi due ordigni usati per gravi azioni intimidatorie, la prima, il 20 giugno 2023 a Formia, ai danni di una frutteria, e la seconda, il 28 luglio 2023 a Roma, ai danni di un centro estetico. Proprio dalle attività di indagine legate a questi episodi, i Carabinieri sono risaliti a Scimemi, sul quale i riflettori sono stati subito accesi dai militari del Comando Provinciale di Trapani.
Scimemi è indagato per aver venduto ordigni esplosivi a elevata potenzialità, aver posto in pericolo la sicurezza dei pubblici trasporti e detenzione illecita di armi. Al momento della perquisizione, è venuto fuori un vero e proprio laboratorio artigianale per la realizzazione di materiale esplodente ad alta potenzialità nonché una postazione informatica per la commercializzazione tramite chat e web su tutto il territorio nazionale.
In particolare venivano rinvenuto e posto sotto sequestro:
- 210 kg di materiale esplosivo altamente offensivo confezionato in 2108 ordigni con all’interno un totale di circa 110 kg di polvere esplosiva;
- 4 sacchi dal peso complessivo di 55 kg circa contenenti polveri varie verosimilmente alluminio, perclorato di potassio, polvere nera e zolfo;
- diverso materiale di confezionamento composto da tubi di plastica, tappi in plastica e cilindri di cartone;
- 650 piombini esplosivi di vario calibro;
- due pistole segnaletiche, una pistola da soft-air e una carabina ad aria compressa.
In passato Emanuele Scimemi era stato coinvolto in un’altra similare indagine, coordinata dalla Procura di Verona. Allora, nel luglio 2020, venne trovato in possesso di oltre 100 chilogrammi di polvere nera di alluminio, artifizi pirotecnici e tutto il materiale occorrente alla preparazione dei “botti” di diverso tipo e misura. “Sono un appassionato di materiale pirotecnico” si era così difeso, sostenendo di non sapere che era necessaria una autorizzazione per la sua attività. Su internet disse di avere acquistato il materiale e sempre sul web di aver scoperto come confezionare gli artifizi pirotecnici, “ma solo per esperimenti personali, volevo diventare più esperto per passare poi a commercializzare mie produzioni”. “Su internet ho messo in vendita i prodotti, erano quelli da me acquistati on line, io – rispose al pm – mi limitavo a mettere una etichetta per ufficializzare la commercializzazione”.