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La vicenda giudiziaria

Inchiesta "Black Job", la Pg: «Erano "giuste" le richieste di assoluzione del pm Regolo»

A un punto di svolta il processo d'Appello sulla presunta corruzione all'Ispettorato del Lavoro di Catania

12 Febbraio 2026, 17:31

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Arriva a un punto di snodo il processo d'appello scaturito dall'inchiesta Black Job su un presunto sistema di corruzione all'Ispettorato del Lavoro di Catania. In primo grado il Tribunale, non accogliendo le richieste della procura, emise una sentenza con otto condanne e due assoluzioni. Il sostituto procuratore generale Rosa Miriam Cantone ha depositato una memoria alla Corte d'Appello in cui analizza punto per punto l'apparato probatorio emerso dal dibattimento e i motivi di ricorso presentati dalle difese. La pg ha formulato le richieste evidenziando «che dopo aver letto gli atti del processo ritiene di associarsi alle richieste che furono avanzate dal collega Fabio Regolo in primo regolo e poi disattese dal Tribunale». 

 

Entriamo nel dettaglio, la magistrata ha chiesto l'assoluzione di Tito Amich, l'ex direttore dell'Itl, per il reato di corruzione. Mentre ha chiesto la conferma per le residue contestazioni con una condanna a 2 anni e 8 mesi. La pg chiede di ribaltare il verdetto di condanna di primo grado e quindi assolvere Franco Luca, ex direttore sanitario dell’Asp di Catania, Ignazio Maugeri, rappresentante legale dell’Enaip, Giovanni Patti e Maria Rosa Trovato (che lavorava nell'ufficio legale dell'Ispettorato e oggi ha annunciato di essere andata in pensione). Chiesta la conferma della condanna per falso ideologico, a un anno di reclusione, pena sospesa, nei confronti di Giovanni Franceschino.

 

Hanno presentato istanza di concordato, con parere favorevole del Pg, l'ex deputato regionale Marco Forzese e l'imprenditore Salvatore Calderaro. I due imputati sono protagonisti, assieme ad Amich, della sparizione di un fascicolo dagli uffici dell'ex direttore dell'Itl: Forzese lo nascose - come registrarono le telecamere della guardia di finanza di Catania - sotto il giubbotto dell’imprenditore. Il faldone poi fu trovato sotto il materasso della madre di Calderaro. L'accusa per loro infatti è occultamento di un atto pubblico.

 

La Corte d'Appello ha aggiornato il processo al 26 marzo per le arringhe difensive.