l'allarme
Sventata l'introduzione di droga e smartphone nel carcere di Caltagirone: tre arresti
Un 26enne e un 36enne di Lentini e un 54enne etneo ai domiciliari. Il Sinappe: «Servono personale e strumenti tecnologici»
Un nuovo tentativo di introduzione nel carcere di Caltagirone di materiale illecito ha trovato, ancora una volta, pronti gli agenti di polizia penitenziaria, che sono intervenuti con tempestività a sventarlo, sequestrando tre pacchi contenenti due smartphone e 85 grammi di hashish, destinati ai detenuti. I tre protagonisti del tentativo fallito, che si erano introdotti nell’intercinta per riuscire nell’intento, senza però fare i conti con l’azione di vigilanza svolta dagli agenti, sono finiti in manette grazie anche al tempestivo intervento degli operatori del nucleo traduzioni, che li hanno fermati, impedendone la fuga.
I tre, un 26enne e un 36enne entrambi di Lentini e un 54enne di Catania, sono finiti agli arresti domiciliari. A rendere noti i fatti, esprimendo apprezzamento per gli operatori intervenuti, è la segreteria provinciale del Sinappe (Sindacato nazionale autonomo polizia penitenziaria). «Ancora una volta - si sottolinea dal Sinappe - il personale di polizia penitenziaria in servizio nella casa circondariale calatina dimostra professionalità, attenzione e alto senso del dovere. L’ennesimo intervento effettuato conferma come il fenomeno dell’introduzione di droga e di telefoni cellulari negli istituti penitenziari rappresenti un’emergenza costante, che mette a rischio la sicurezza interna, l’ordine e la legalità».
Un mercato, quello della “roba” e dei telefonini nelle carceri, considerato florido un po’ ovunque (i prezzi sono ben più alti di quelli del mercato illegale esterno) e al quale, specie negli ultimi mesi, nell’istituto calatino, la polizia penitenziaria ha assestato colpi significativi. Secondo il sindacato, «vanno riconosciuti i meriti del personale che, nonostante la cronica carenza di organico e le difficili condizioni lavorative, continua a garantire sicurezza e controllo con grande spirito di sacrificio».
Infine, l’appello lanciato lanciato da Antonio Vizzini, segretario provinciale dello stesso Sinappe: «Ribadiamo con forza la necessità di un incremento delle unità di polizia penitenziaria. Occorre, inoltre, dotare il personale di strumenti tecnologici più incisivi ed efficaci per contrastare questo deprecabile fenomeno. Siamo preoccupati perché temiamo che il persistere di queste condotte illecite possa essere favorito pure da una percezione di impunità, che rischia di minare ulteriormente la sicurezza e l’autorità dell’istituzione. La sicurezza, infatti - conclude Vizzini - non può essere lasciata soltanto al senso di responsabilità degli operatori».