Comune
Aumenti Irpef più vicini, Lagalla "sospende" il consiglio
La delibera sul nuovo “salasso” fiscale va in aula ma il sindaco annuncia «importanti novità» . Restano due settimane per strappare il permesso di Roma per evitare il rincaro, le opposizioni all’attacco
Il sindaco bussa e ribussa a Roma, per neutralizzare l’aumento dell’addizionale Irpef imposto dall’Accordo Stato-città, il patto salvatutto del valore di 180 milioni di euro. Con un’immagine plastica starebbe percorrendo, secondo fonti a lui vicine, l’ultimo miglio della trattativa con il Ministero dell’Economia. Eppure, la delibera di aumento viene calendarizzata dal presidente del consiglio comunale Giulio Tantillo per la seduta di ieri, sedici giorni prima della scadenza indicata dalla stessa amministrazione per l’esito delle trattative sulle modiche del patto con Roma.
Subito il colpo di scena: il sindaco ha comunicato a Tantillo che sono in arrivo novità per parare la botta, e che sarebbe opportuno non deliberare lì e ora. L’altra immagine plastica, disegnata stavolta dalle opposizioni, è che, nel caso non si trovino soluzioni alternative, il primo cittadino continuerà a bussare invano fino a screpolarsi le nocche. Come sottolinea Mariangela Di Gangi del Pd, «le risorse già lo Stato le ha messe a disposizione per sterilizzare l’aumento, peccato che l’amministrazione non sia ancora riuscita a ottenere la modifica dell’accordo con lo Stato».
Così, addizionale non è solo l’imposta, ma lo diventa pure la seduta per approvare una delibera già pronta. Il consiglio s’infiamma subito, proprio sulla richiesta del sindaco in persona di rinviare. E finisce con i colpi di «vergogna!» scanditi a ritmo di «olé» alla chiama nominale dopo l’ultima febbrile capigruppo, con la maggioranza che non si ripresenta in aula. L’opposizione bolla il comportamento come zeppo di sintomi di «imbarazzo» per una decisione che metterebbe pesantemente le mani in tasca ai cittadini, con l’aumento dello 0,374 per cento dell’aliquota, che così schizzerebbe all’1,404 per cento. L’obbligo di aumento, lo aveva rammentato nelle ultime ore del 2025 il “memento” del ragioniere generale Paolo Bohuslav Basile: in evidenza la discrepanza tra il Piano di riequilibrio e il patto con lo Stato che quell’aumento lo esige. Nella circostanza l’amministrazione aveva sostanzialmente ammesso la necessità di deliberare il rincaro, con la riserva della decisione del Mef, attesa entro il 28 febbraio.
Sulla necessità di prevedere un emendamento capace di indicare fonti alternative, insistono in aula i consiglieri Ugo Forello di Oso e Carmelo Miceli del misto, sottolineando il «senso di responsabilità delle minoranze». A loro ribatte, accusandoli di «appropriarsi di meriti che solo l’amministrazione ha», il capogruppo di Lavoriamo per Palermo, Dario Chinnici. Più tardi, la nota diffusa dal gruppo Oso, con Giulia Argiroffi e lo stesso Forello, che esprime «netta contrarietà alla proposta di aumento. Il provvedimento - si legge - evidenzia una preoccupante incapacità di gestione dei flussi finanziari. L’amministrazione non ha preso in considerazione la possibilità di calmierare l’aumento utilizzando i maggiori introiti derivanti dall’imposta di soggiorno».