il caso
Emergenza “Ciappe Bianche”: incontro Apas-Imam di Catania
Oltre 150 braccianti in tende di fortuna a Paternò: «Serve un tavolo in Prefettura»
La presenza di lavoratori nordafricani che vivono e dormono all’aperto, a Ciappe Bianche, riparati in tende di fortuna, senza luce né acqua, è stato argomento di un incontro tenutosi nella sede dell’Apas. Una presenza, questa dei lavoratori stranieri, cresciuta soprattutto nelle ultime settimane, facendo salire il numero a 150 circa, a cui devono aggiungersi almeno altri 40 braccianti agricoli stranieri che vivono, sempre all’aperto a “Tre Fontane”, e altri (anche donne) tornati nell’abbandonato ex Albergo Sicilia.
A organizzare l’appuntamento, con l’Imam di Catania, Kheit Abdelhafid, è stato Salvo Pappalardo, presidente dell’Apas di Paternò, con lui all’incontro, anche il diacono Salvatore Mazzamuto, responsabile della mensa sociale “La Bisaccia del Pellegrino”, l’ex sindaco Graziella Ligresti che da anni si occupa della problematica, il presidio partecipativo del Patto di fiume Simeto e il responsabile della Moschea di Paternò, Mohammed Ouhabi.
Con l’Imam di Catania, Abdelhafid che è anche presidente della Comunità Islamica in Sicilia e figura di rilievo nazionale nell'Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d'Italia), si è fatto il punto della situazione. È stato concordato che la comunità islamica individuerà tre figure che diventeranno riferimento per una collaborazione concreta.
«Abbiamo posto le basi per una collaborazione proficua con la comunità islamica - evidenzia il presidente dell’Apas di Paternò, Salvo Pappalardo - che deve prendere consapevolezza della necessità di un lavoro a più mani per affrontare alcune problematiche legate alla presenza di lavoratori nordafricani a Paternò per la campagna agrumicola».
L’incontro all’Apas ovviamente non era l’appuntamento giusto per riuscire a trovare le soluzioni per affrontare in maniera corretta la problematica Ciappe Bianche, oggi più che mai, però, si sente forte l’esigenza di portare il confronto a un livello superiore, coinvolgendo soprattutto più attori del sistema. Occorre ritornare ad un tavolo con più partner e soprattutto occorre ritornare in Prefettura, se il territorio ha realmente la volontà di dare una svolta al problema. Bisogna che attorno a un tavolo tornino a discutere la Chiesa, sia quella cattolica che quella evangelica; la Caritas, le altre associazioni del territorio che si occupano della tematica; l’Ente locale e i sindacati.