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stop al consumo?

Cavalli come animali d’affezione: l’Italia pensa al divieto di macellazione

Il Parlamento affronta il tema e scatena il dibattito tra etica, economia e le radici della cucina catanese

14 Febbraio 2026, 00:00

Cavalli come animali d’affezione: l’Italia pensa al divieto di macellazione

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Equiparare i cavalli agli animali d’affezione e dunque vietarne la macellazione a fini alimentari. È questo l’obiettivo al centro di nuove iniziative parlamentari che riportano nel dibattito pubblico il tema dell’ippofagia in Italia, tra istanze etiche, sensibilità culturali e ricadute economiche sulla filiera.

Le proposte mirano a riconoscere agli equidi uno status analogo a quello riservato a cani e gatti, con il conseguente divieto di abbattimento per il consumo umano. Un cambio di impostazione che riflette una trasformazione già in atto nell’opinione pubblica: il cavallo è sempre più percepito come animale d’affezione, da sport o da compagnia, piuttosto che come risorsa alimentare.

I dati sui consumi mostrano da anni un calo costante della carne equina, ormai limitata a specifiche aree del Paese e a tradizioni locali radicate soprattutto nel Nord e in alcune regioni del Sud. Tra queste spicca la tradizione catanese: a Catania e nei comuni dell’hinterland il consumo di carne di cavallo è parte integrante della cultura gastronomica locale, con macellerie specializzate e preparazioni tipiche come le polpette e la carne arrostita servita nelle storiche “putìe” cittadine. Un’abitudine che affonda le radici nel tessuto popolare e che ancora oggi rappresenta un elemento identitario per una parte della comunità.

A sostenere il divieto sono associazioni animaliste e parte del mondo politico, che invocano una tutela più stringente e denunciano criticità nei controlli lungo la filiera. Di segno opposto la posizione delle organizzazioni agricole e di chi difende le tradizioni territoriali, ricordando come l’allevamento equino a fini alimentari rappresenti una nicchia produttiva con un proprio mercato e come in alcune realtà, come quella etnea, il consumo sia culturalmente radicato. Un eventuale stop avrebbe effetti diretti su allevatori, macelli e lavoratori del comparto.

Il confronto resta aperto e non sono ancora definiti tempi e modalità di un possibile iter legislativo. Ma la questione, tra etica, economia e tradizione, è destinata a restare al centro dell’agenda politica, specchio di un Paese che riconsidera il proprio rapporto con gli animali e con le abitudini alimentari.