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Il presidio

"Ale, Bak, Luigi. Liberi tutti": in piazza Lanza la protesta per i tre anarchici in carcere

Un gruppo di una trentina di persone in presidio oggi nei pressi della Casa circondariale per i tre arrestati nel blitz della Digos "Ipogeo"

14 Febbraio 2026, 15:22

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"Ale, Bar, Luigi. Liberi tutti": in piazza Lanza la protesta per i tre anarchici in carcere

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Una trentina di manifestanti si è radunata in piazza Lanza, a Catania, a poca distanza dall'omonima Casa circondariale, per protestare per la custodia cautelare di tre giovani uomini arrestati negli scorsi mesi nel corso delle operazioni riferiti ai due filoni del blitz "Ipogeo" della Digos.

I manifestanti hanno uno striscione con su scritto "Ale, Bak, Luigi. Liber* tutt*", ovvero i nomi dei tre in custodia cautelare per i fatti dello scorso 17 maggio durante la manifestazione contro il Ddl sicurezza. Sullo striscione la "A" cerchiata simbolo del movimento anarchico e il numero "1312" ovvero la rappresentazione numerica dell'acronimo Acab - All Cops Are Bastards. Sul posto la Digs a presidiare: la manifestazione era stata annunciata e autorizzata.

L'operazione prende nome dalla omonima via di Catania, nella quale i manifestanti avrebbero picchiato un agente della municipale con la paletta che gli era stata sottratta. Il vigile ha poi avuto una prognosi di 5 giorni. In una prima operazione, il 20 novembre, erano stati disposte due custodie cautelari per Luigi Bertolani, di 33 anni, residente a Catania (in custodia a Piazza Lanza, e Gabriele Venturi, di 22, di Brindisi (ora nel carcere pugliese) e 13 persone erano state identificate. Giorno 30 è stato disposta la custodia cautelare anche per il terzo giovane per il quale oggi i manifestanti chiedono giustizia, Alessio Di Mauro "Ale", catanese (anche lui a Piazza Lanza).

L'annuncio del presidio è stato dato online dalla pagina Instagram "materiale piroclastico" con appuntamento alle 14. «Appare evidente che stiamo vivendo in una società piena di carceri, di repressione, di controlli asfissianti che si addentrano fin nei comportamenti individuali e intimi. Il carcere è l’espressione più brutale e immediata del potere e, come il potere va distrutto, non può essere progressivamente abolito. Chi pensa di poterlo migliorare per poi distruggerlo ne rimane prigioniero per sempre», si legge nell'annuncio.