I fatti di un anno fa
Trappeto Nord, i crolli e l’esplosione dopo la fuga di gas: "avviso" al direttore tecnico di Catania Rete Gas
La procura ha chiuso le indagini preliminari per disastro colposo. La difesa dell'ingegnere (che rimase coinvolto nel botto): «Dimostreremo la correttezza nelle sedi competenti»
È passato più di un anno dall’esplosione in via Fratelli Gualandi. La sera del 21 gennaio un boato ha fatto sobbalzare dalla sedia tutta la città. Una deflagrazione potente e vasta ha provocato il crollo di due palazzine e il danneggiamento di diverse villette a Trappeto Nord. Solo per caso non ci sono state vittime: qualche ferito, ma fortunatamente la tragedia - quel giorno - è stata solo sfiorata. Le cause sono state subito chiare: una fuga di gas. Immediatamente la distribuzione è stata sospesa e per giorni l’intera area è stata off limits. I primissimi momenti sono stati dedicati ad affrontare l’emergenza, ma parallelamente sono state avviate le indagini coordinate dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto Emanuele Vadalà. Gli investigatori hanno disposto la creazione di una red zone coincidente con l’area che è stata posta sotto sequestro. «Un provvedimento - hanno specificato i pm - adottato per garantire che lo stato dei luoghi rimanesse invariato e consentisse lo svolgimento delle attività necessarie a chiarire le cause dell’accaduto».
La zona rossa è rimasta attiva fino allo scorso giugno. Ed è stato in quel periodo che i consulenti nominati dalla procura hanno depositato la perizia tecnica che, assieme agli esiti delle attività investigative svolte dai vigili del fuoco e dai carabinieri della compagnia di Fontanarossa, ha avuto l’obiettivo «di ricostruire le eventuali responsabilità del disastro». L’inchiesta ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di disastro colposo di due ingegneri che hanno lavorato nel progetto di installazione della rete che, rispetto a quella del centro storico, è più moderna. Risale a qualche decennio fa.
La rottura della tubatura con la fuga di gas e la conseguente esplosione sarebbe collegata - secondo l’ipotesi della procura - a un errore progettuale. La procura ha recentemente chiuso le indagini preliminari, atto che precede la richiesta di rinvio a giudizio. L’avviso, firmato dal procuratore aggiunto Scavone e dal sostituto Vadalà, è stato notificato all’ingegnere Gaetano Salvo Maria Parasiliti, che è stato direttore dei lavori del progetto di installazione della rete interessata dalla perdita ed è attualmente il direttore tecnico di Catania Rete Gas (che è gestore del servizio di erogazione). Parasiliti è anche l’ingegnere che era in via Fratelli Gualandi quando è stata segnalata la perdita ed è stato investito dall’onda d’urto dell’esplosione. È rimasto, infatti, ferito. Per l’altro indagato, invece, la procura non ha potuto procedere per morte del reo.
«L’ingegnere avrà modo di dimostrare ampiamente la correttezza del proprio operato professionale nelle sedi competenti, confidando pienamente nell’operato della magistratura», afferma l’avvocato Laura Biondo che assieme all’avvocato Angelica Montalbano assiste il direttore tecnico di Catania Rete Gas. «Parasiliti, con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ha appreso - scrivono in una nota di replica Biondo e Montalbano - della contestazione formulata dalla procura in merito ai fatti occorsi in zona via Galermo il 21 gennaio 2025, che videro, tra l’altro, lo stesso Parasiliti coinvolto nell’esplosione. L’ipotesi di reato riguarda presunti profili di colpa professionale legati ai ruoli di progettista e direttore dei lavori ricoperti in passato, nonché alle successive funzioni di direttore tecnico della società Rete Gas Catania. L’atto notificato consente alla difesa di accedere all’intero fascicolo processuale e di prendere visione degli elementi fino a questo momento raccolti dalla Procura. Tale materiale sarà analizzato con rigore tecnico e si valuteranno, così come previsto per di legge, la produzione di memorie difensive, di adeguata documentazione e la sollecitazione di ulteriori atti di indagine, onde chiarire la totale estraneità dell’Ing. Parasiliti rispetto agli addebiti che gli sono mossi e l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria».

