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carte bollate

Lo strano caso del mare dietro la recinzione tra carte opache e silenzi

Il litorale diventa un labirinto burocratico-giudiziario e ora il Tar passa la palla al Comune

15 Febbraio 2026, 04:43

Lo strano caso del mare dietro la recinzione tra carte opache e silenzi

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Avevano comprato o realizzato case sul mare e oggi vivono come in campagna, bloccati da un cancello e da una recinzione che li separano dalla spiaggia. È la realtà che da un anno segna Poggio Arena, un tratto pregiato di litorale sottoposto anche a vincoli comunitari.

I residenti, alcuni stabili altri stagionali, combattono una battaglia fatta di denunce, ricorsi al Tar e turni di vigilanza da quando, all’improvviso, nel giugno scorso, è stata chiusa la strada che da decenni porta al mare e che compare in tutte le mappe comunali.

Una vicenda intricata che, secondo le denunce dei residenti, apre squarci inquietanti su autorizzazioni edilizie e atti comunali poco chiari e l’uso di mezzi meccanici in aree protette che andrebbero invece tutelate.

A raccontarla sono gli stessi cittadini riuniti in comitato, con mappe, foto, video e documenti raccolti in un faldone già trasmesso in Procura. Sono loro i protagonisti di una battaglia nata per riavere il diritto di servitù e il diritto di raggiungere il mare agevolmente e come hanno sempre fatto. Tutto parte nel 2022, quando un imprenditore svizzero acquista otto ettari di terreno a Poggio Arena, affacciati sul mare in via delle Acacie, davanti alle case di chi oggi è in lotta. Lì la strada verso la spiaggia è sempre esistita. Sul terreno acquistato sorgono due case: una piccola, ante ’67 e sanata; l’altra più grande, successiva e dunque insanabile. Nell’atto di vendita compare solo la prima, dato che la seconda non era in regola. Ma mesi dopo il nuovo proprietario, senza il venditore e davanti a un altro notaio, firma una rettifica che inserisce anche il secondo fabbricato. Su questo chiede nel 2024 il permesso di demolire e ricostruire, ottenendolo. Subito dopo presenta una variante per sostituire cancello e recinzione. Il Comune dice sì, ma imponendo, nella concessione rilasciata, il mantenimento dell’accesso storico al mare, quello indicato nelle planimetrie. È la strada di via delle Acacie. A giugno arriva la sorpresa: residenti e frequentatori di quel lembo di spiaggia molto bello, come il senatore Lorefice, trovano un cancello chiuso e una nuova recinzione. Scattano proteste e ricorsi, mentre il Comune cancella l’atto che garantiva l’accesso al mare.

I rapporti tra residenti e imprenditore, che nei primi due anni erano stati normali, si rompono e partono guerre legali che coinvolgono il Comune, che nomina un avvocato per opporsi ai cittadini che chiedono l’annullamento del provvedimento che elimina l’accesso, cioè il permesso a costruire del 2025. La difesa dell’imprenditore sostiene che esiste un accesso alternativo, che però nei fatti non c’è. Basta fare un giro sul posto. I lavori a giugno con l’uso di mezzi meccanici vietati in luoghi protetti, sono segnati dall’intervento dei vigili urbani chiamati dal sen. Lorefice e da un esposto. Nel percorso indicato al Tar dall’imprenditore svizzero, comunque, non si può passare. Poco prima dell’udienza al Tar del 10 febbraio i residenti notano persone che, in via delle Mele e su proprietà privata, modificano lo stato dei luoghi eliminando vegetazione. Per loro è un modo per creare una strada alternativa prima del Tar. I magistrati chiedono al Comune chiarimenti sul Pudm e il testo aggiornato, e dispongono un sopralluogo con tutte le parti. Ora la palla passa al Comune.

«Vogliamo solo un accesso sicuro e percorribile», dicono i residenti che denunciano di aver trovato finora un muro, di non essere stati ascoltati e di essere stati costretti a rivolgersi alla Procura e al Tar. «Quando acquistò i terreni l’imprenditore ci disse che l’accesso a mare sarebbe stato sempre garantito, poi ha fatto il contrario. Cosa c’è sotto?»

La vicenda di Poggio Arena mostra quanto fragile possa diventare il diritto collettivo quando si intrecciano interessi privati, lentezze amministrative e scelte poco chiare. Ciò che è in ballo a questo punto è l’idea stessa di bene comune: una strada che esiste da decenni, un accesso al mare che appartiene alla comunità, un territorio protetto che meriterebbe tutela e non ambiguità. Su questo dal Comune ora ci si aspetta una posizione chiara e coerente.