16 febbraio 2026 - Aggiornato alle 21:51
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I dati

L’altra faccia del maltempo: dighe, mai così tanta acqua

Tra gennaio e febbraio 160 milioni di metri cubi in 30 invasi

16 Febbraio 2026, 05:00

10:22

Diga di Santa Rosalia, quadro idrico più confortante

Una panoramica della diga di Santa Rosalia

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In molti parlano di un miracolo perché tanta acqua in un solo mese non si era mai vista. Il riferimento non è a quella che ha eroso litorali, cancellato strutture varie e inghiottito Niscemi. Tra gennaio e febbraio, secondo i dati forniti dall’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico Sicilia, le 30 dighe pubbliche dell’Isola hanno fatto registrare un aumento dei loro volumi di oltre 160 milioni di metri cubi. Si è passati da 229 milioni di gennaio ai 389 di febbraio. Mancano i dati, ancora non raccolti delle due ultime settimane, ma si ipotizza che in 15 giorni almeno altri 60-70 milioni di metri cubi siano già entrati nelle dighe.

Metà delle dighe isolane, tra gennaio e febbraio, hanno raddoppiato e, in qualche caso triplicato, i volumi incamerati in poco più di un mese. Una buona parte hanno una destinazione irrigua, un’altra fetta di invasi sono destinati ad uso potabile e altri, un terzo, ad uso industriale e per la produzione di energia elettrica. Queste le cifre più rilevanti di invasamento idrico dovute a piogge: l'Ancipa da 12 a 22 milioni di metri cubi, l'Arancio da 6 a 14, il Castello da 6 a 17, la Don Sturzo da 32 a 54, il Fanaco da 2 a 6, il Garcia (Francese) da 6 a 13, il Nicoletti da 4 a 7, Piana degli Albanesi da 5 a 9, il Piano Leone da 2 a 4, Piana degli Albanesi da 5 a 9, il Ragoleto da 5 a 10, il San Giovanni da 5 a 10, Il Rosmarina da 14 a 24, il Santa Rosalia da 9 a 17, lo Scanzano da 3 a 7. Il dato più eclatante è quello del Pozzillo, sul Simeto, che ha fatto registrare un aumento da soli 4 mln a ben 34 milioni. I dati completi, diga per diga, si trovano nella tabella dell’Autorità di Bacino.

Se continuerà ancora a piovere e con sorgenti e torrenti in piena perché i terreni sono ormai sazi, c’è il rischio che qualche diga, come il caso della Castello nell’Agrigentino ormai prossima alla capienza massima (mancano 3 mln), debba aprire le paratie e inviare l’acqua nei fiumi e quindi a mare. Agricoltori, organizzazioni sindacali e amministratori comunali si stanno battendo per invitare i consorzi di bonifica e gli enti preposti a non disperdere l’acqua che potrebbe essere invasata nei laghetti di aziende private e distribuita per l’irrigazione la prossima estate.