la gestione idrica
Gara del depuratore di Augusta, Ati si costituisce in giudizio dopo le "ombre" del commissario
Aretusacque impugna la gara, Fatuzzo contesta l'inserimento dell'opera nel piano d'ambito e segnala un ribasso del 4,5%
«Adombrate nostre responsabilità»: è con queste ragioni che pure l’Ati, a Siracusa, si è costituita in giudizio nel procedimento al Tar in cui Aretusacque, gestore unico del servizio idrico, ha impugnato la gara per la costruzione del depuratore di Augusta. Nelle memorie del Commissario unico per la Depurazione, che insieme a Sogesid è titolare della gara, verrebbe contestato all’Ati di aver inserito, nel Piano d’ambito, l’intervento mentre era già competenza della struttura commissariale.
La realizzazione dell’opera è sinora in capo al Commissario unico per la depurazione, sancita con decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, che nell’agosto del 2023 ha ereditato tre provvedimenti di altrettanti esecutivi con finalità «obbligatorie e vincolanti», tra le quali, appunto, la realizzazione «dell’impianto depurativo e rete fognaria di Augusta», per uscire dall’infrazione comunitaria. Il 23 ottobre scorso, raggiunto il finanziamento di 60 milioni di euro, tra somme stanziate con delibera Cipe e altre dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, il commissario per la Depurazione, Fabio Fatuzzo, pubblicava il bando di gara avvalendosi della partecipata statale Sogesid.
A impugnare la gara, alla scadenza dei termini, il 23 novembre, Aretusacque, società mista cui Ati ha affidato il servizio. Il gestore pubblico-privato (al 51% Comuni, al 49% Acea) rivendica a sé la costruzione del depuratore megarese, con la spiegazione che l’opera è presente nel Piano d’ambito, strumento di pianificazione degli obiettivi del servizio idrico integrato. Ricorso contro Sogesid, Presidenza del Consiglio dei ministri e Commissario unico, per l’annullamento del bando. E nei confronti del Comune di Augusta. Tutti costituiti in giudizio. Il Tar ai primi di dicembre ha fissato l’udienza di merito il 26 febbraio.
Ora la novità: si costituisce in giudizio anche l’Ati, ente di governo dell’ambito, composto dai Comuni, che ha tra i suoi compiti individuare il gestore, approvare le tariffe e il piano d’ambito. Il perché è nel verbale di assemblea: «In un primo momento, essendo stato il ricorso rivolto verso Sogesid, il Commissario unico per la Depurazione e la presidenza del Consiglio dei ministri, non sembrava necessaria la costituzione in giudizio». Tuttavia l’ente cambiava idea dopo che, richiesto l’accesso temporaneo al fascicolo al Tar Catania, constatava «che, nelle proprie memorie – ancora il verbale - il Commissario unico per la Depurazione, adombrava alcune responsabilità dell’Ati, che certamente non vi sono». Non è specificato quali siano le responsabilità “adombrate”.
Due mesi fa il commissario unico per la Depurazione, Fabio Fatuzzo, a margine del commento sulla vicenda, a La Sicilia affermava: «Una mia perplessità riguarda il fatto che la gara del servizio idrico integrato di Siracusa è stata affidata ritenendo congrua un’offerta in cui i lavori venivano acquisiti con una percentuale di abbattimento del 4,50%, molto bassa. Quello che avviene ogni giorno in ogni gara, è che negli interventi i lavori vengono affidati con un abbattimento pari a percentuali alte più del doppio». Perplessità che ieri, ancora al nostro giornale, Fatuzzo ha confermato. Ma potrebbe trattarsi d’altro: «Noi – ha aggiunto il commissario unico per la Depurazione - abbiamo contestato all’Ati il fatto che abbia inserito, nel Piano d’ambito, un lavoro che era già di competenza del Commissario, dov’era già stato affidato il servizio di progettazione e tutto il resto. Per noi ha commesso un errore».