Welfare
A Misterbianco il Carnevale inclusivo dei ragazzi autistici e con sindrome di Down: sfilano in maschera vestiti da fiori
La festa in strada diventa un’occasione di condivisione e partecipazione per tutti
Colori, musica, maschere e inclusione. La tradizione popolare del Carnevale e nello specifico quello di Misterbianco con i suoi “Costumi più belli di Sicilia” ha raccolto per l’edizione 2026 una sfida importante: quella di una festa più inclusiva, capace di accogliere e valorizzare la partecipazione di ragazzi con neurodiversità e disturbi dello spettro autistico, troppo spesso ai margini delle grandi celebrazioni di piazza.
E grazie alla partecipazione dell’associazione “Le ali di Ele” presieduta dall’avvocato Caterina Tripi (mamma di Ele, bambina disabile) le sfilate di questi giorni a Misterbianco si sono trasformate in un’occasione di condivisione e partecipazione per tutti. Quaranta tra ragazzi e bambini con neurodiversità partecipano al gruppo "The carnival mask" con il tema "I diamanti della natura".

Un carnevale inclusivo dove i ragazzi autistici non sono semplici spettatori, ma protagonisti attivi di momenti di festa, gioia e socialità insieme con le istituzioni locali. In prima linea c’è l’assessore alle Pari Opportunità Marina Virgillito che oltre ad avere ospitato sugli spalti le sezioni dell’Umanità Solidale di Misterbianco, Catania e Messina ha spostato in pieno la partecipazione dell’associazione “Le ali di Ele” al Carnevale. Al suo fianco il sindaco Marco Corsaro e il vicesindaco Santo Tirendi.
“L’occasione - spiega l’assessore Virgillito - è anche un momento di confronto oltre che di festa, con l’obiettivo di promuovere progetti per il benessere e l’inclusione delle famiglie coinvolte. In questo modo l’inclusione diventa arte e partecipazione concreta: ragazzi con sindrome di Down e con disturbi dello spettro autistico partecipano in allegria a un processo di crescita condivisa dove ogni contributo – grande o piccolo – conta e dà forma alla festa collettiva. Queste esperienze si inseriscono in un quadro più ampio di sforzi per rendere le iniziative dell’amministrazione sempre più accessibili”.

L’idea di fondo è semplice ma profonda: inclusione non significa solo presenza fisica, ma la possibilità per ciascun ragazzo di vivere l’evento secondo le proprie esigenze, senza sentirsi escluso o sopraffatto da stimoli eccessivi. È un cambio di prospettiva che supera l’assistenzialismo per abbracciare una visione di comunità dove la diversità è considerata una risorsa. In questa trasformazione culturale, Carnevale diventa così molto più di una festa. Diventa occasione di dialogo, espressione di identità e prima esperienza di cittadinanza attiva per molti ragazzi neurodiversi: un momento nel quale la piazza e la strada si aprono all’ascolto, al rispetto e alla partecipazione reale di tutti.