17 febbraio 2026 - Aggiornato alle 16 febbraio 2026 23:50
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Il caso

Comunione negata all’anziano disabile, poi il dietrofront

Un pensionato con difficoltà di deambulazione si vede rifiutare l’eucaristia perché non ha seguito l’intera messa. Dopo la protesta, il sacerdote rivede la decisione

16 Febbraio 2026, 16:13

Comunione negata all’anziano disabile, poi il dietrofront

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Il rifiuto di somministrare l’eucaristia a un pensionato perché non avrebbe seguito l’intera messa solleva interrogativi profondi sul senso pastorale della chiesa e sul significato stesso del sacramento.

E’ successo in una chiesa della provincia, dove un prete, di fronte alla richiesta di un anziano con problemi di deambulazione, impossibilitato a seguire la messa, gli ha rifiutato la comunione. L’episodio, che richiama i principi centrali della dottrina cattolica, impone una riflessione che va oltre il semplice rispetto delle regole.

La reazione indignata dell’uomo ha indotto il prete a rivedere la sua decisione e a dare l’eucaristia delegando però un suo collaboratore. Si racconta dell’indifferenza dello stesso prete nei confronti di una novantenne malata. «E’ vero - dice l’anziano pensionato - la chiesa cattolica insegna che l’eucaristia è il culmine della celebrazione liturgica e presuppone una partecipazione attiva. Tuttavia, la tradizione ecclesiale ha sempre posto al centro anche l’umanità e la misericordia, soprattutto nei confronti delle persone fragili, malate o anziane, che possono avere difficoltà oggettive nel seguire l’intero rito».

Negare la comunione in modo rigido rischia così di trasformare un gesto pastorale in un atto percepito come esclusione. In particolare quando si tratta di anziani, sicuramente spinti dal desiderio sincero di accostarsi al sacramento, il rifiuto può apparire poco in linea con lo spirito evangelico di amore verso il prossimo. Il compito di un sacerdote non è soltanto custodire la norma ma interpretarla alla luce della carità. La fede non può ridursi a un formalismo, se l’eucaristia è segno di comunione, essa dovrebbe essere anche segno di inclusione e sostegno soprattutto per chi vive una condizione di fragilità.

«Una comunità cristiana matura - aggiunge il pensionato - è quella capace di mostrare sensibilità e sostegno, senza mai dimenticare che al centro vi è la persona».