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Alimentazione

Cavallo animale d’affezione, addio alla carne? La proposta di legge che spaventa Catania: «Sarebbe la fine di una tradizione»

In giro dal “quadrilatero dei foconi” in via Plebiscito, a via della Concordia: tra silenzi e paura di perdere il lavoro. Ma c'è anche chi sarebbe favorevole al divieto

16 Febbraio 2026, 18:28

Cavalli animali d’affezione, addio alla carne? La proposta di legge "allarma" Catania

Chicco "Number One" nella sua bottega di via della Concordia a Catania

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È un misto di indifferenza e rabbia la reazione di macellai e ristoratori catanesi interpellati da "La Sicilia" a dire la loro sulla nuova proposta di legge che punta ad equiparare cavalli, puledri e asini come animali d'affezione vietandone di conseguenza la macellazione e il consumo delle carni. Nel "quadrilatero dei foconi" in via Plebiscito, bocche cucite a - al limite - qualche battuta sui pesci rossi: «Non su macari chisti animali d'affezione?».

Ma c'è anche sorprendentemente chi è d'accordo (a condizione di non parlare in video) con argomentazioni validissime: «Questa proposta non la vedo bene - sostiene Salvo, ristoratore in via Plebiscito - dal mio punto di vista tutti gli animali possono essere d'affezione, anche mia figlia ha un coniglietto e il coniglio si mangia. Se uno cresce un agnellino o un maialetto, non sarebbe lo stesso? Detto questo, per noi ristoratori catanesi sarà un problema perché sarebbe una tradizione del nostro street food a venire intaccata pesantemente. Il 70% delle persone che vengono nella nostra trattoria chiedono la carne di cavallo, specialmente i turisti. In percentuale, ogni giorno, su ogni kg di carne di cavallo consumiamo due fettine di carne di vitello. Ripeto, anche se la macellazione degli animali non è bella, c'è stata e sempre ci sarà e poi il rischio è aprire la strada alla macellazione clandestina. Non vorrei che una legge del genere alimentasse il contrabbando di carne di cavallo, sarebbe un danno per la ristorazione catanese». «Sarebbe come rinunciare alla Festa di S. Agata - sostiene un collega -. A Catania la carne di cavallo è una tradizione e le tradizioni non si possono perdere». 

«Io ho due cani e un gatto trovatelli - sussurra all'orecchio la cliente di una macelleria - ma da quando li ho adottati io sono d'accordo. Lo so che la gente perderebbe il lavoro, tanta gente nel quartiere vive di questo, ma che le devo dire? Sono favorevole». Di parere totalmente opposto un'altra signora al banco: «La legge? E a mmìa che m'interessa? Possono fare tutte le leggi che vogliono, io la compro e sempre la comprerò. Di stu passu non si può comprare più niente, che dobbiamo mangiare? E sti cavalli dove vanno a finire?».  

«Io carne di cavallo non ne tratto più da anni - spiega un macellaio vicino piazza San Cristoforo - anche perché è una carne più deperibile delle altre, ma non sarei contrario a una legge del genere, anche se non lo posso dire nei confronti degli altri colleghi che la vendono. Comunque se anche fosse, non credo proprio che falliranno, si inventeranno altre cose. In fondo un panino con la carne di vitello o di cavallo che differenza fa?».

Alla macelleria del Tondicello della Plaia, la titolare lascia al volo il retrobottega per dire la sua: «Sta cosa non è giusta, nuatri chi facemu?».

Chi non nasconde la sua opinione è Chicco "Number one" Bianchi, punto di riferimento in via della Concordia da 15 anni come macelleria e come punto di "arrusti a mangia". «Io vendo solo carne di cavallo e di maiale, se passa questa legge lo Stato ci deve risarcire in qualche modo altrimenti vuol dire ca ni mittemu a vendere carne di vitello, che le devo dire?».

Ma cosa prevede la proposta di legge Senato? Diciamo subito che le proposte sono due: una a firma dalle senatrici Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs), incardinata in Commissione Ambiente al Senato. L'altra presentata all'inizio di questa legislatura da Michela Vittoria Brambilla (Noi-Moderati), presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell'Ambiente che ha iniziato il suo iter alla Commissione Agricoltura della Camera.

Il fulcro della legge è riconoscere a cavalli, pony, muli, asini e bardotti lo status giuridico di "animale da affezione", introducendo per tutti la classificazione obbligatoria "Non Dpa", ossia non destinati alla produzione alimentare.

È prevista la reclusione da tre mesi a tre anni e sanzioni amministrative comprese tra 30mila e 100mila euro per chi alleva equidi destinati alla macellazione. La pena aumenterebbe di un terzo qualora le carni fossero immesse sul mercato.

Oltre alle pene detentive e alle multe per chi continua ad allevare equidi a fini alimentari, è previsto l'obbligo, entro due mesi dall'entrata in vigore della legge, di iscrivere tutti gli animali in un Registro anagrafico dedicato. La mancata registrazione comporterebbe sanzioni comprese tra 20mila e 50mila euro. L'identificazione avverrebbe mediante inoculazione di un transponder elettronico, con contestuale attribuzione della qualifica "Non Dpa".

Secondo i promotori, l'intervento legislativo intende colmare un vuoto normativo, superando l'attuale distinzione che consente la macellazione degli equidi classificati come Dpa (destinati alla produzione alimentare). Le nuove disposizioni puntano invece a equiparare tali animali agli animali d'affezione, vietandone in via generale l'utilizzo nella filiera alimentare.

Nei dossier allegati ai disegni di legge sono riportati i dati aggiornati al 20 gennaio 2026 sull'andamento delle macellazioni. Il numero complessivo dei capi risulta in progressiva diminuzione: al 1° gennaio 2012 erano 4.609 (2.952 provenienti dall'estero e 1.657 dall'Italia); al 1° gennaio 2019 il totale era sceso a 3.636 (1.304 dall'estero e 2.332 dall'Italia); al 1° dicembre 2025 i capi macellati risultavano 2.012, di cui 567 importati e 1.445 nazionali. Le regioni con le percentuali più elevate sono Puglia (34,32%), Emilia-Romagna (20,30%) e Veneto (13,67%).

A sostegno dell'iniziativa legislativa sono richiamate anche le indagini condotte dall'organizzazione Animal Equality Italia, che ha documentato presunte violazioni delle norme sul benessere animale negli impianti di macellazione. Nel 2023 una petizione promossa dall'associazione per chiedere lo stop alla macellazione degli equini ha raccolto 247mila firme.

Le proposte istituiscono inoltre un "Fondo per la riconversione degli allevamenti di equidi", con una dotazione di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027. Le risorse sarebbero destinate a sostenere economicamente gli operatori del settore nella trasformazione delle attività produttive, in vista del definitivo superamento della filiera alimentare equina.

L'Italia, comunque arriverebbe in ritardo rispetto alla legislazione di tanti Paesi in cui la carne di cavallo è vietata da anni. 

In Grecia è vietata per legge dal 2020, in molti Paesi anglosassoni come Gran Bretagna, Irlanda, Nuova Zelanda e Australia è un tabù culturale fortissimo, così come in Turkmenistan, dove l'animale è il simbolo nazionale, LA carne di cavallo è vietata anche per gli ebrei in quanto non è Kosher e in alcune nazioni adi religione islamica, dove il cavallo è visto come animale nobile da lavoro.