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Inchiesta "Illegal Stay": cinque rinvii a giudizio per il business dei permessi di soggiorno falsi
Documenti facili per migranti: fissata la data d'inizio del processo
Il sipario giudiziario si alza definitivamente sull’operazione "Illegal Stay", l’inchiesta che ha fatto luce su una presunta fabbrica di documenti falsi destinati a regolarizzare cittadini stranieri nel territorio agrigentino. Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Alberto Lippini, ha accolto le tesi della Procura disponendo il rinvio a giudizio per cinque indagati, accusati a vario titolo di aver messo in piedi un sistema per aggirare le norme sull'immigrazione.
Al centro del processo, che inizierà il 14 maggio, figura il ragioniere Nicolò Vancheri, vertice del patronato Fenapi, insieme alla moglie Angela Bruccheri. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli uffici del patronato sarebbero stati il fulcro burocratico della frode, dove venivano confezionate attestazioni di affitto e contratti per attività autonome del tutto inesistenti. In questo ingranaggio avrebbe giocato un ruolo chiave l’imprenditore Salvatore Randisi, sospettato di aver fornito la copertura contabile attraverso l'emissione di fatture e dichiarazioni fiscali fittizie.
L'inchiesta, scattata nel 2022 sotto il coordinamento della Guardia di Finanza, coinvolge anche figure di spicco delle realtà migranti locali: i senegalesi Moutaga Tierno Fall e Papa Ndyae.
Inizialmente trattato dalla DDA per i potenziali profili di criminalità organizzata, il fascicolo poi passato alla magistratura ordinaria agrigentina. L'accusa sostiene che il gruppo garantisse un soggiorno "legale" sulla carta a chi non ne avrebbe avuto diritto, manipolando dati fiscali e logistici. La parola passa ora alla prima sezione penale del Tribunale di Agrigento.