Catania
Una banalità diventa sfida di fuoco: i retroscena delle pistolettate in via Capo Passero
Confermato il movente dei futili motivi dietro il ferimento del 23enne. E intanto ci sono novità anche sullo sparo contro il figlio del killer
Una banalità, come una parola di troppo, si è trasformata in un atto di sfida. Che ha scatenato una reazione di fuoco. Sabato notte poteva scapparci il morto in via Capo Passero. L’arrivo del carosello di scooter fino a “casa” degli avversari è stata considerata un’invasione a cui rispondere con le armi.
Non hanno avuto nemmeno il tempo di pensare i centauri che volevano regolare i conti. Il conto pagato è stato salatissimo. Una pallottola ha ferito il 23enne, che è originario di San Giorgio. Nella fuga è stato lasciato solo: ha rischiato davvero di morire sull’asfalto se qualche passante non si fosse accorto della sua presenza in via Giuseppe Fava. Erano le quattro di notte. Un (quasi) miracolo. Le indagini condotte dalla squadra mobile stanno andando su più direzioni: ma è esclusa la pista della criminalità organizzata. Infatti il fascicolo è rimasto nelle mani della procura ordinaria. Dietro la sparatoria quindi ci sarebbero futili motivi: un diverbio fra giovani dal grilletto fin troppo facile. Il contesto, quindi, agli investigatori appare molto chiaro, ma ora la caccia si è concentrata sull’individuazione della mano che ha sparato e colpito il giovane ricoverato in Rianimazione al Garibaldi Nesima.
Va avanti anche l’inchiesta sul ferimento del 27enne davanti alla barberia di via Della Concordia, che non ha alcun collegamento con i fatti di sabato notte. Questo caso è sotto il coordinamento dei pm della Direzione Distrettuale Antimafia. I cognomi dei protagonisti portano a delineare uno scenario che si muove, seppur in modo parallelo, all’interno dei clan. La vittima, colpita da un singolo sparo alla gamba al culmine di una lite fra ragazzi, è figlio di un killer dei Cappello-Carateddi. Più precisamente della frangia che fa riferimento al padrino della Piana, Orazio Privitera. I detective della mobile hanno, anche per questo fatto di sangue, ricostruito possibile movente scatenante. Piccola nota a margine: la barberia dove il ferito aveva il permesso di andare per lavoro durante gli arresti domiciliari è di un parente del ventenne che fu sequestrato l’autunno del 2024 da parte di alcuni loschi personaggi che si identificarono falsamente come poliziotti.

