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la denuncia

«Il ciclone Harry cronaca di un disastro annunciato»

Secondo il dossier di Legambiente «bisogna prendere atto che la natura fa il suo corso e ora è meno controllabile»

17 Febbraio 2026, 22:30

«Il ciclone Harry cronaca di un disastro annunciato»

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«Cronaca di un disastro annunciato e della gestione fallimentare del litorale jonico». Questo il tema del dossier dedicato al ciclone Harry redatto da Legambiente Sicilia in collaborazione con l’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina.

Diciannove pagine attraverso le quali, come spiega il presidente regionale Tommaso Castronovo, l’associazione ambientalista intende richiamare l’attenzione della classe politica sulla necessità di cambiare radicalmente strategia nella gestione del territorio e in particolare nella pianificazione e tutela di tutta la fascia costiera. In Sicilia - prosegue Castronovo - negli ultimi 40 anni l’avanzata del cemento ha sottratto quasi il 30 per cento del suolo entro i 300 metri della linea di costa. Le opere rigide a difesa dei litorali e le infrastrutture costruite parallelamente alla riva hanno cancellato chilometri di spiagge naturali accelerando i processi di erosione e impedendo alle coste di adattarsi in modo naturale agli eventi estremi. Nonostante ciò si continua a proporre la ricostruzione di edifici e infrastrutture in aree fortemente esposte agli effetti dei cambiamenti climatici. Non solo, si continua in maniera irrazionale a rispondere a eventi eccezionali con interventi emergenziali e nuove colate di cemento che finiscono solo per aumentare il rischio e i costi a carico delle comunità locali.

Secondo il dossier il disastro è il risultato di una precisa convergenza di fattori, primo fra tutti l’alibi dell’emergenza, che sulla spinta emotiva del “fermare il mare a tutti i costi” porta a procedure d’urgenza che di fatto eludono le valutazioni ambientali strategiche. «L’imperativo emotivo di fermare il mare con barriere di ogni tipo - spiega Salvatore Granata, dell’Osservatorio sull’erosione delle spiagge della provincia di Messina - non solo non risolve il problema dell’erosione, ma lo amplifica. Agire sotto la spinta della paura provoca danni più grandi. Bisogna invece prendere atto del fatto che la natura fa il suo corso ed è sempre meno controllabile e puntare ad una gestione diversa del territorio».

Evitare nuove costruzioni e spostamenti di volumetrie in zone già fortemente antropizzate, demolire le costruzioni abusive, incentivare l’arretramento, ripensare la viabilità costiera, solo alcune delle proposte elaborate nel dossier che si concentra anche sul tema della difesa della costa. «Laddove la difesa è necessaria - ha spiegato Giovanni Randazzo, professore ordinario di Geologia ambientale e dinamica costiera dell’Università di Messina - bisogna pensare a opere rimovibili o adattabili. Realizzare opere faraoniche non serve ed è oltremodo pericoloso».