Le ragioni del Sì
Referendum, Natalia Ceccarelli: «La riforma coerente con la Costituzione e salutare rispetto alle distorsioni»
Intervista al giudice della Corte d'Appello di Napoli
Continua il nostro spazio verso il Referendum. Diamo voce ai "tecnici" sui contenuti della riforma costituzionale della giustizia. Un modo per informare e formare, per arrivare preparatati al voto del 22 e 23 marzo.
«La separazione delle carriere realizza appieno il principio già consacrato nell'articolo 111 della Costituzione, che impone lo svolgimento del processo nel contraddittorio tra le parti, “in condizioni di parità” e “davanti a giudice terzo e imparziale”», questa la posizione del giudice della Corte d'Appello, Natalia Ceccarelli. Che aggiunge: «L’esercizio della giurisdizione impone, oltre la sostanza, l’apparenza di imparzialità. La forma è sostanza, essendo garanzia di legalità».
La prima domanda è la più diretta: perché votare Sì al Referendum?
Perché gli interventi che la riforma mira a realizzare sono, da un lato, coerenti con quanto è già scritto in Costituzione, e, dall’altro, salutari rispetto alle distorsioni cui si vuol porre rimedio. Mi spiego. La separazione delle carriere realizza appieno il principio già consacrato nell'articolo 111 della Costituzione, che impone lo svolgimento del processo nel contraddittorio tra le parti, “in condizioni di parità” e “davanti a giudice terzo e imparziale”. A chi obietta che ciò avviene già, replico che l’esercizio della giurisdizione impone, oltre la sostanza, l’apparenza di imparzialità. La forma è sostanza, essendo garanzia di legalità. Il sorteggio si propone, poi, di affrontare concretamente la piaga del correntismo, a fronte dell’immobilismo che ha condotto la magistratura all’etero-riforma.
La magistratura ha davvero bisogno della "divisione" delle carriere?
Ne ha bisogno il cittadino, per recuperare fiducia nell’istituzione giudiziaria, gravemente minata dal disvelamento di pratiche clientelari che sono intollerabili in seno a chi persegue quelle che si realizzano in altri settori professionali.
Le paure che il pm possa perdere il senso della giurisdizione sono fondate secondo lei?
Nulla cambia sul piano della regolamentazione codicistica dell’attività inquirente. Non vedo come l’organo dell’accusa possa smarrire, dopo la riforma, le coordinate sistemiche che presiedono al delicato compito di ricercare la verità a 360 gradi, nell’interesse pubblico al perseguimento delle condotte antigiuridiche e solo di quelle. Peraltro, il dato letterale del testo di legge esclude categoricamente una diminuzione del "senso della giurisdizione" del pm. Attualmente il pubblico ministero gode semplicemente “delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario” (Art. 107 co. 4). La riforma sancisce la totale estensione al pubblico ministero delle guarentigie riservate al giudice: dopo aver ribadito che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere, aggiunge, all’art. 104 co. 1, che essa “è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.
Quali sono i benefici dello sdoppiamento del Csm, con relativa elezione a sorteggio?
Il sorteggio (senza elezione) consente di superare i privilegi di un governo autonomo “speciale”, in quanto svincola il CSM, il “giudice dei giudici”, dal condizionamento attualmente derivante dal vincolo di mandato dei consiglieri eletti. Lo sdoppiamento è il necessario precipitato logico della separazione delle carriere.
L’istituzione dell’Alta Corte cosa comporterà?
Sarà introdotto un doppio grado di merito delle decisioni disciplinari, attualmente soggette a trattazione in unico grado, senza pregiudizio della ricorribilità per cassazione di quelle di secondo grado. Benché la riforma non lo specifichi, il testo riformato non incide sul principio generale di impugnabilità delle decisioni disciplinari dinanzi al giudice di legittimità. Mi scusi se mi permetto: la campagna referendaria sta diventando forse più un tifo da stadio che un costruttivo confronto tecnico-giuridico.
Perché, secondo lei i toni sono diventati così accesi?
La semplificazione e l’inasprimento dei toni fanno comodo a chi pretende di conferire alla riforma un significato “politico”, che almeno i giuristi dovrebbero rifuggire. In questa opera di focalizzazione sul merito della riforma gli organi di informazione hanno una enorme responsabilità, in quanto individuano il messaggio che si vuole far arrivare all’elettore, a prescindere dalle finalità che ispirano le diverse posizioni.
Le parole del collega Gratteri come le ha "accolte"?
Con sorpresa. Chi, come lui, gode di una così grande credibilità mediatica dovrebbe prevedere che, al di là del contenuto delle proprie manifestazioni di pensiero, conta ciò che viene percepito da chi ascolta. E il percepito, in questo caso, non ha reso onore al suo pensiero, finendo con il delegittimare tout court le ragioni del Sì.