pedara
Spazi per ricarica di auto elettriche aree di conquista per gli incivili
A Pedara la transizione ecologica inciampa sull'inciviltà: colonnine occupate, ricariche negate e pericoli per gli utenti elettrici
La transizione ecologica non è fatta solo di batterie, incentivi e nuove tecnologie; è fatta, soprattutto, di educazione civica. Eppure, basta farsi un giro tra le colonnine di ricarica di Pedara per capire che, su questo fronte, siamo ancora fermi al palo.
L’inciviltà, purtroppo, non solo esiste, ma gode di ottima salute e ha trovato un nuovo terreno di conquista: gli spazi riservati alla ricarica delle auto elettriche. Per molti automobilisti (spesso alla guida di veicoli termici, ma talvolta anche elettrici che non stanno ricaricando), quello spazio delimitato dalle strisce gialle o verdi è visto come un “bonus”, un colpo di fortuna in una città congestionata. La realtà è ben diversa. Parcheggiare in uno stallo di ricarica senza averne bisogno non è una semplice distrazione: è un atto di egoismo che paralizza la mobilità altrui. Chi guida un’auto elettrica non cerca un parcheggio per comodità, ma per necessità energetica.
Trovare il posto occupato significa spesso restare “a secco” o dovere vagare alla ricerca di un’altra postazione, sperando che sia libera e funzionante. Di fronte all’inciviltà, molti utenti sono costretti a effettuare parcheggi di fortuna: auto messe di traverso, cavi tirati al limite che attraversano marciapiedi o corsie di marcia, creando potenziali pericoli per pedoni e altri veicoli. Perché accade? Spesso regna la logica del “tanto devo stare qui solo 5 minuti” o, peggio, un sottile risentimento ideologico verso chi ha scelto l’elettrico. C’è chi vede quegli stalli vuoti come uno spreco di spazio pubblico, ignorando che la loro funzione è infrastrutturale, proprio come una pompa di benzina o una fermata dell’autobus.