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ricorso al tar

Palazzolo contro Aretusacque: l’acqua resta comunale?

Il Comune contesta la decisione dell’Ati Siracusa che nega la salvaguardia del servizio idrico autonomo, sostenendo di avere tutti i requisiti di efficienza e qualità

19 Febbraio 2026, 05:30

Palazzolo contro Aretusacque: l’acqua resta comunale?

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Il Comune di Palazzolo ha inoltrato ricorso al Tar per la decisione dell’Ati (Assemblea territoriale idrica) Siracusa di negare la salvaguardia della gestione autonoma del servizio idrico.

Motivo di questo diniego della richiesta sta nel fatto che il Comune di Palazzolo, secondo questa commissione, non soddisfarebbe i requisiti di approvvigionamento autonomo, qualità dell'acqua e gestione tecnica- finanziaria previsti dalla legge.

«Nel ricorso al Tar – afferma il sindaco Salvatore Gallodimostreremo che abbiamo le carte in regola per gestire autonomamente il servizio idrico, così come abbiamo fatto da sempre. In altri Comuni, che avevano fatto richiesta, le Ati hanno concesso la salvaguardia, perché nella nostra provincia non è possibile averla? Mentre, per altri casi, sempre nelle Ati della Sicilia sono diversi i casi di contenzioso. Questo dimostra, che non siamo i soli a volere una nostra autonomia di questo servizio».

Il sindaco Gallo, inoltre, ha ribadito che nel ricorso il Comune di Palazzolo Acreide «ha dato, negli anni, sicure garanzie di efficienza nell’uso della risorsa idrica e per i quali un altro gestore, in particolare Aretusacque, non potrebbe far meglio».

Una vicenda lunga e complessa, quella di Palazzolo Acreide, che ha continuato a rifiutarsi di consegnare reti e impianti al nuovo gestore Aretusacque. Una decisione ribadita più volte anche durante i Consigli comunali. Tra l’altro il Comune di Palazzolo può avvalersi di un precedente su cui si è espresso, qualche anno fa, il Cga (Consiglio di giustizia amministrativa) dandole ragione, accogliendo il ricorso contro l'Ati di Siracusa. La sentenza, infatti, annullava il provvedimento del 2022 che imponeva il passaggio alla gestione unica, riconoscendo al Comune il diritto di proseguire con la gestione autonoma del servizio idrico.