Lentini
Mozione bocciata, il sindaco Lo Faro resta: astensione ed espulsioni scuotono il Consiglio
Sfiducia naufragata per l'astensione del presidente e le assenze: il primo cittadino resta al suo posto e quattro consiglieri vengono espulsi da Grande Sicilia
Il sindaco di Lentini, Rosario Lo Faro
Con nove voti favorevoli alla mozione volta a mandare a casa il sindaco, tre contrari e l’astensione del presidente del Consiglio, l’Aula ha decretato il no alla sfiducia.
Tra coloro che gridavano alla crisi, Francesca Reale, Gianmarco di Grande e Carlo Vasile hanno pensato bene di assentarsi e l’epilogo lascia più interrogativi che certezze.
A parole doveva essere il giorno della resa dei conti. Nei corridoi si parlava di numeri, di equilibri appesi a un filo, di “atto dovuto” per chi, da mesi, denunciava l’immobilismo dell’amministrazione. In Aula, però, la situazione è stata ribaltata e il sindaco Rosario Lo Faro, dopo avere elencato il lavoro fatto in questi quattro anni, resta al suo posto fino alla fine del mandato.
Da tempo è stata invocata la sfiducia come unica via d’uscita, chi ha costruito narrazioni di crisi irreversibile, chi ha parlato di responsabilità e coerenza come valori non negoziabili. Poi, al momento decisivo, il passo è rimasto sospeso. Il dubbio che un possibile ricorso avrebbe potuto invalidare la seduta, e quindi la votazione, ha spinto il presidente del Consiglio Alessandro Vinci ad annunciare la propria astensione facendo così mancare il voto che sarebbe stato determinante per l’approvazione della mozione.
Vinci nel suo intervento ha spiegato ai presenti le sue motivazioni legate ad un esposto nei confronti della consigliera Rossella Consiglio sulla quale è stato aperto un procedimento di incompatibilità. «La mozione non doveva presentare rischi di impugnativa - ha dichiarato Vinci - doveva essere perfetta. Dopo questo intervento valuterò anche la possibilità di dimettermi da presidente del Consiglio. Sono disponibile da domani in poi a valutare un’altra mozione di sfiducia priva del rischio di illegittimità. Anche in virtù della dichiarazione della segretaria comunale, ritengo che questa mozione non debba essere votata».
La mozione, presentata il 23 gennaio da sette consiglieri (sei di Grande Sicilia insieme a Luigi Campisi) avrebbe dovuto rappresentare il culmine di un percorso politico chiaro. Invece si è trasformata nell’emblema di una strategia incompiuta. Per settimane si sono contati i voti, ipotizzati scenari, evocato il ritorno alle urne come approdo inevitabile. Ma quando l’Aula si è riunita, quando era il momento di tradurre le dichiarazioni in scelte formali, la mozione non è arrivata al voto.
Il sindaco, al di là di ogni valutazione politica, esce dunque rafforzato da un passaggio che sulla carta avrebbe dovuto metterlo in difficoltà. L’esito della mozione ha generato diversi effetti, con comunicati volti a prendere le distanze e a tentare di dare spiegazioni sull’accaduto. Tra questi quello di Mpa/Grande Sicilia, rappresentato dal deputato regionale Giuseppe Carta che ha ufficializzato l’espulsione di due consiglieri (Alessandro Vinci e Francesca Reale).
A tal proposito il coordinatore Giuseppe Fisicaro e il capogruppo Giuseppe Vasta sono intervenuti al termine dei lavori. «Riteniamo doveroso chiarire che l’iniziativa della mozione è stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio Comunale, Alessandro Vinci, che ne ha promosso la raccolta firme, la presentazione e la calendarizzazione, proponendo anche l’uscita dalla maggioranza. Le sue aspirazioni personali hanno rappresentato il vero motore politico di questa scelta. Quando però è emerso che un’eventuale candidatura a sindaco avrebbe dovuto essere condivisa e non imposta, si è assistito a un evidente voltafaccia, che ha smentito le aspettative precedentemente alimentate e confermato una gestione fondata su personalismi. Sentito il partito a livello provinciale, Grande Sicilia comunica che i consiglieri Reale e Vinci, così come i consiglieri assenti Gianmarco di Grande e Carlo Vasile, non fanno più parte del partito né dei suoi organi. Prendiamo nettamente le distanze da chi utilizza la politica per ambizioni individuali e personalismi, anziché per il bene della comunità. Il nostro impegno resta esclusivamente rivolto agli interessi dei cittadini e rimaniamo dalla parte della rappresentanza e della coerenza».