21 febbraio 2026 - Aggiornato alle 01:46
×

l'iniziativa

La Caritas di Catania dona viveri alla moschea della Misericordia: gesto di fratellanza per il Ramadan

I beni donati serviranno ai volontari per preparare i pasti serali

19 Febbraio 2026, 15:33

La Caritas di Catania dona viveri alla moschea della Misericordia: gesto di fratellanza per il Ramadan

Seguici su

Domani, venerdì 20 febbraio alle 10, per celebrare la vicinanza della comunità cristiana a quella musulmana in occasione del Ramadan, gli operatori della Caritas diocesana di Catania consegneranno una donazione di beni alimentari di prima necessità alla Moschea della Misericordia di piazza Cutelli. Allevento saranno presenti don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas diocesana di Catania e Kheit Abdelhafid, imam della Moschea.

La donazione della Caritas sarà accolta e gestita dai volontari della Moschea per essere destinata ai musulmani che, rispettando il mese sacro dellIslam, praticheranno l'astensione dal cibo tra l'alba e il tramonto, trovandosi pertanto impossibilitati a consumare i pasti negli orari ordinari della cena che viene quotidianamente preparata e distribuita dai volontari Caritas all'Help Center. I beni donati serviranno ai volontari della moschea per preparare i pasti serali.

Ogni anno, con la comparsa della luna nuova, oltre un miliardo e mezzo di fedeli nel mondo entra nel mese sacro del Ramadan, il periodo più importante del calendario islamico. Dalle metropoli del Medio Oriente ai quartieri europei, dalle grandi città asiatiche ai villaggi africani, il ritmo della vita quotidiana cambia: le giornate si fanno più lente, le notti più vive.

Il Ramadan ricorda il mese in cui, secondo la tradizione islamica, il Corano fu rivelato al profeta Maometto. È un tempo di digiuno, preghiera e riflessione spirituale, uno dei cinque pilastri dell’Islam. Dall’alba al tramonto, i musulmani adulti e in buona salute si astengono da cibo, bevande e fumo. Non è soltanto un esercizio fisico, ma un atto di disciplina interiore: il digiuno è inteso come allenamento alla pazienza, alla solidarietà e all’autocontrollo.

La giornata inizia prima dell’alba, con il suhoor, il pasto leggero che precede l’inizio del digiuno. Poi, per ore, il corpo si abitua all’assenza di acqua e cibo, mentre la mente è invitata a concentrarsi sulla preghiera e sulle buone azioni. Al tramonto, il momento più atteso: l’iftar, la rottura del digiuno, spesso con un dattero e un sorso d’acqua, seguendo la tradizione. Le tavole si riempiono, le famiglie si riuniscono, le moschee si animano di fedeli per le preghiere serali.

Nelle città a maggioranza musulmana, il Ramadan modifica l’organizzazione sociale: orari di lavoro ridotti, scuole che adattano le lezioni, mercati affollati dopo il calare del sole. Le strade si illuminano, i negozi restano aperti fino a tarda notte. Ma anche nei Paesi dove i musulmani sono minoranza, il mese sacro crea spazi di condivisione e dialogo interculturale, con cene comunitarie e iniziative solidali.

Il digiuno non è obbligatorio per tutti: ne sono esentati i malati, le donne in gravidanza o in allattamento, i bambini, gli anziani e chi è in viaggio. Al centro del mese resta la dimensione etica: rafforzare l’empatia verso chi vive in condizioni di povertà e fame. La carità, chiamata zakat, assume in questo periodo un valore ancora più profondo.

Il Ramadan si conclude con l’Eid al-Fitr, la “festa della rottura del digiuno”, una celebrazione collettiva fatta di preghiere, abiti nuovi, visite ai parenti e doni ai bambini. È un giorno di gioia che segna il ritorno alla normalità, ma anche il compimento di un percorso spirituale.

Più che un semplice periodo di astinenza, il Ramadan è un tempo sospeso che invita a rallentare, a guardarsi dentro, a riscoprire il senso della comunità. Un mese in cui il silenzio del giorno prepara alla convivialità della notte, e in cui la fede diventa esperienza condivisa, capace di unire culture e continenti sotto la stessa luna.