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Il report

Rapporto choc sulla Sanità, aumenta la rinunce alle cure: il 20% dei fragili rinvia le prestazioni

Il tasso di mortalità evitabile è pari a 39,6 ogni 10 mila residenti tra chi ha bassa scolarità, contro 20,3 tra i laureati. C'è un forte legame tra condizioni socio-economiche e accesso alle cure

19 Febbraio 2026, 17:27

Sanità, rapporto choc: più rinunce alle cure (il 20% dei fragili rinvia le prestazioni) e 37 miliardi di tagli

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Il diritto alla salute arretra proprio dove dovrebbe essere più forte: tra cronici, fragili, poveri e anziani. È l’immagine severa che emerge dal nuovo rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà sullo stato del Servizio sanitario nazionale, presentato oggi alla Camera. Un sistema descritto come frammentato e sottofinanziato, appesantito da circa 37 miliardi di euro di tagli cumulati tra il 2010 e il 2019, che avrebbe progressivamente smarrito universalismo ed equità.

A segnalarlo sono innanzitutto i numeri sulla rinuncia alle cure: tra il 9 e il 10% degli italiani ha rinviato o abbandonato prestazioni necessarie per motivi economici, per le lunghe liste d’attesa o per difficoltà di accesso. Nelle fasce sociali più svantaggiate la quota supera il 20%. Cresce inoltre la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini: l’out-of-pocket raggiunge il 24% del totale, tra i livelli più elevati in Europa occidentale, in aumento costante dal 2010 (con l’eccezione del periodo pandemico). L’8,6% delle famiglie affronta spese sanitarie considerate insostenibili, dato che colloca l’Italia tra i Paesi con le performance peggiori nell’area Ocse.

Il peso sui bilanci familiari è salito dal 18,6% del 1980 al 25,7% del 2023 (+7,1%), mentre la quota di produzione sanitaria pubblica sul totale è scesa dal 63,9% del 1980 al 61,1% del 2022. Il report evidenzia anche un marcato divario legato al livello di istruzione: il tasso di mortalità evitabile per 10.000 residenti è pari a 39,6 tra chi non possiede titoli di studio o ha al massimo la licenza elementare, contro 20,3 tra i laureati.

Preoccupa infine la condizione degli anziani: circa 4 milioni di over 65 non autosufficienti necessitano di maggiore assistenza, ma l’assistenza domiciliare integrata copre solo il 30,6% della platea, lasciando gran parte del carico sulle famiglie.

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha dichiarato di aver riscontrato «piena sintonia» tra l’impostazione del rapporto e le azioni del governo, riconoscendo tuttavia «un problema di frammentarietà dei servizi» che ostacola una presa in carico efficace. Schillaci ha richiamato le risorse del Pnrr destinate alla medicina territoriale, sottolineando che nelle case di comunità «i cittadini devono trovare non solo prestazioni sanitarie, ma risposte ai bisogni sociali».

Per Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione promotrice dello studio, la sussidiarietà rappresenta «un’architettura di cooperazione tra Stato, territori e comunità» capace di restituire efficacia, equità e sostenibilità al sistema, rendendo il diritto alla salute un’esperienza concreta e accessibile.