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Il caso

Strage del depuratore: il Comune impugna il risarcimento milionario

Mineo: il Comune impugna la sentenza che riconosce quasi 1,2 milioni ai familiari di Natale Sofia, tra accuse di ingiustizia, richiesta di sospensione dell'esecutività e il rischio di dissesto per l'ente. La vedova: «Mio marito è morto un’altra volta»

19 Febbraio 2026, 18:18

Strage del depuratore: il Comune impugna il risarcimento milionario

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Si prolunga la prima causa risarcitoria per i familiari di una delle vittime - Natale Sofia, l’operaio tecnico del Comune che perse la vita a soli 36 anni - della strage del depuratore di Mineo, in cui, l’11 giugno del 2008, per via delle micidiali esalazioni tossiche, trovarono la morte sei persone. Il Comune di Mineo ha presentato, attraverso l’avvocata Serena Cantale Aeo, appello contro la sentenza con cui, lo scorso 19 gennaio, il giudice unico del Tribunale di Caltagirone, Oriana Calvo, accogliendo la richiesta della vedova e dei due figli, rappresentati dall’avvocato Daniele Guzzetta, aveva condannato il Comune a pagare, a ciascuno, 391mila euro, per una somma totale di poco inferiore a 1,2 milioni meno i 45mila euro già corrisposti come provvisionale.

Il Comune chiede, in via pregiudiziale e cautelare, la sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza impugnata e, nel merito, contesta le conclusioni del giudizio di primo grado, domandando la riforma della pronuncia e/o, in subordine, «la rideterminazione del quantum risarcitorio in misura significativamente inferiore, tenendo conto del concorso di colpa della vittima e dei corretti parametri tabellari». L’udienza è fissata per il 23 giugno davanti la Corte d’appello di Catania. «Oggi mio marito è morto un’altra volta - commenta la vedova di Sofia, Maria Concetta Damigella - io e i miei figli siamo sopravvissuti a quel maledetto 11 giugno 2008, ma le nostre vite ne sono state irrimediabilmente segnate. E le ingiustizie si accaniscono contro di noi».

«La ferita è ancora aperta - sottolinea Carmelo, il figlio più grande di Sofia - e chi ha responsabilità penali non ha ancora pagato e forse non lo farà mai. A livello civilistico si continua a giocare una partita a scacchi sulla vita di mio papà. Resto amareggiato per l’insensibilità del Comune nella persona del sindaco. Nessun bene materiale potrà restituirci mio padre e questi 18 anni senza di lui, ma ho la vaga sensazione che a pagare saremo solo noi».

Il sindaco Giuseppe Mistretta preferisce non commentare, limitandosi a ricordare che «il Comune è impegnato nella redazione di un piano di riequilibrio pluriennale, che si spera possa garantire la copertura dei vari debiti». Sull’Ente pende la Spada di Damocle di altre pretese risarcitorie (quelle dei familiari delle altre vittime) che rischiano di farlo finire nel baratro.