ospedale monaldi
Bambino trapiantato, avviati percorso di cure palliative e procedure per il fine vita
Dopo il trapianto di un cuore danneggiato, la famiglia e i medici dell’Ospedale Monaldi hanno deciso di fermare l’accanimento terapeutico, avviando un percorso di cure mirato ad alleviare le sofferenze del piccolo
All' Ospedale Monaldi di Napoli il percorso di cura del bambino di poco più di due anni, a cui lo scorso dicembre era stato trapiantato un cuore poi risultato gravemente danneggiato, cambia direzione: non sarà effettuato un nuovo trapianto e si è deciso di procedere nell'alleviamento delle sofferenze, fermando l'accanimento terapeutico senza ricorrere all'eutanasia. Queste le indicazioni anticipate dal legale della famiglia, Francesco Petruzzi, intervenuto in collegamento alla trasmissione Dritto e Rovescio su Rete 4 e confermate all'ANSA.
Un consulto collegiale di esperti di trapianto cardiaco pediatrico delle principali strutture italiane, convocato al Monaldi, ha concluso che le condizioni cliniche del piccolo non sono compatibili con un nuovo intervento chirurgico. Nonostante nei giorni scorsi fosse stato reso disponibile un cuore compatibile, il team di specialisti ha stabilito che un secondo trapianto non sarebbe sostenibile per il bambino, che rimane ricoverato in terapia intensiva assistito da un supporto meccanico.
La decisione si colloca in un quadro drammatico: il primo trapianto era stato effettuato con un cuore danneggiato durante il trasporto, circostanza al centro di una indagine della Procura di Napoli, con sei medici iscritti nel registro degli indagati per lesioni colpose. Le autorità sanitarie hanno inoltre inviato ispettori del Ministero della Salute per acquisire documentazione e verificare le procedure adottate.
Secondo il legale della famiglia, il nuovo percorso di cura non è eutanasia ma una scelta terapeutica volta a evitare l'accanimento contro le sofferenze del bambino, tenendo conto dei limiti clinici emersi dalle valutazioni degli specialisti. La madre del piccolo è stata costantemente informata delle decisioni e si è mostrata rassegnata di fronte alla gravità della situazione.
La vicenda, iniziata con il trapianto fallito nel dicembre scorso, ha suscitato ampio dibattito medico e giudiziario in Italia e porta a interrogarsi sulle procedure di trasporto e conservazione degli organi destinati al trapianto, mentre proseguono gli approfondimenti per chiarire ogni aspetto dell'accaduto.