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La "cricca" di Mancuso, l'assalto ai fondi di Agrigento 2025 e il misterioso Walter: «Se mi venite appresso, fra tre anni alle Maldive»
L'inchiesta nissena scoperchia il vaso di Pandora di un collaudato sistema di malaffare politico-affaristico. I 98mila euro drenati per il "Settembre Nisseno" erano solo un banco di prova
L'inchiesta nissena che ha portato il deputato regionale Michele Mancuso ai domiciliari scoperchia il vaso di Pandora di un collaudato sistema di malaffare politico-affaristico. I 98 mila euro drenati per il Settembre Nisseno erano solo un banco di prova. Le intercettazioni svelano l'assalto imminente al tesoretto milionario di Agrigento Capitale della Cultura 2025. Tra "amici" nelle fondazioni, location esclusive e la promessa di "trasferirsi alle Maldive", ecco come la Capitale della Cultura rischiava di trasformarsi nella Capitale della Truffa.
L'appetito vien mangiando, ma quando il banchetto è offerto dai fondi pubblici della Regione Siciliana, la voracità di certi comitati d'affari non conosce limiti. Le carte dell'ordinanza del Gip di Caltanissetta non si limitano a fotografare la truffa da 98 mila euro consumata all'ombra del "Settembre Nisseno". Scavando tra le migliaia di ore di intercettazioni ambientali e telefoniche, emerge un quadro ben più allarmante, un vero e proprio "salto di qualità": la cricca capitanata - secondo i pm nisseni - dal deputato regionale Michele Mancuso e dal suo dominus occulto, il commercialista nisseno Lorenzo Tricoli, aveva già puntato il mirino, armato e calibrato, sul ricchissimo bersaglio di Agrigento Capitale della Cultura 2025.
Per comprendere la gravità della minaccia che incombeva sull'agrigentino, è necessario prima inquadrare il modus operandi del gruppo, definito dagli inquirenti come un vero e proprio pactum sceleris. Non si trattava di meri rimborsi gonfiati, ma di un sistema scientifico di depredazione delle casse regionali battezzato dagli stessi indagati come "ragionamento al contrario". Il meccanismo era di una semplicità disarmante quanto sfrontata: ottenuto il finanziamento massimo (ad esempio 98.000 euro) grazie all'intercessione e agli emendamenti ad hoc dell'on. Mancuso, il gruppo si sedeva a tavolino per "costruire" le spese necessarie ad assorbire l'intera somma. Nascevano così fatture per decine di migliaia di euro intestate a piccole cover band locali, con l'aggiunta di diciture in inglese come sound-check o maintenance per dare una parvenza di professionalità a costi del tutto inesistenti. Un sistema talmente redditizio che lo stesso Tricoli, rivolgendosi ai complici, profetizzava un futuro dorato: "se mi venite appresso... fra tre anni... simmu a li Maldive".
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Forte di questo rodato meccanismo, e con l'avvicinarsi del 2025, il gruppo volge lo sguardo a Agrigento Capitale della Cultura che per la cricca non rappresenta un'occasione di rilancio turistico o culturale, ma esclusivamente una prateria sterminata di fondi da razziare. Per accedere a quei soldi, in Sicilia, la regola è una sola, cinicamente sintetizzata da Salvatore Caruso, il canicattinese titolare di un negozio di strumenti musicali e fornitore di service audio della cricca: "Qui per fare concerti in piazza... devi avere soltanto l'amico altrimenti non... fai nulla".
E l'amico, la cricca, ce l'aveva eccome. In una conversazione ambientale intercettata il 5 settembre, Lorenzo Tricoli rassicura i nipoti (Ernesto e Manuela Trapanese, intestatari dell'associazione paravento "Genteemergente") e il cantante Carlo Rizioli, spiegando loro come avverrà l'infiltrazione. Le parole del commercialista sono una sentenza: "Ora... siccome noi entriamo... siccome noi entriamo nel circuito Agrigento... picchì chissa la fici Walter... che è... è amicu du presidenti della fondazioni e compagnia bella... quindi noi entriamo nel circuito".
La figura di questo "Walter", capace di aprire le porte della Fondazione agrigentina grazie a presunte amicizie personali con i vertici, diventa il passepartout per accedere ai fondi destinati alla cultura. La prospettiva di mettere le mani su quegli stanziamenti esalta il gruppo, tanto che Ernesto Trapanese, alla notizia, esclama: "Tanta roba... tanto capitale della cultura".
Ma il vero "sponsor" dell'espansione agrigentina è l'on. Michele Mancuso. È lui che, non pago dei soldi drenati sui piccoli comuni nisseni (per i quali pretendeva e otteneva - secondo il gip di Caltanissetta - tangenti in contanti consegnate in buste chiuse in squallidi incontri nelle stazioni di servizio), decide di fare il salto di qualità.
La genesi del "tour" agrigentino viene svelata in una telefonata del 13 ottobre tra Salvatore Caruso (il canicattinese fornitore del service audio) e Carlo Rizioli (il cantante della cover band). Caruso racconta di aver parlato direttamente con Mancuso e riferisce: "Lui diceva... adesso dobbiamo vedere... voleva puntare sul discorso di... Agrigento capitale della cultura". Caruso, fiutando l'affare, suggerisce immediatamente al politico una location d'eccezione, un luogo simbolo dei grandi eventi: "non dimenticare che quando eri lì c'è il piano San Gregorio dove hanno fatto... tutti i concerti tutti più grossi d'Italia... quindi da Ramazzotti e Elisa".
L'arroganza del gruppo raggiunge qui il suo apice: paragonare una modesta cover band locale, utilizzata fino a quel momento come mero strumento per emettere false fatturazioni nei paesini del vallone, ad artisti del calibro di Eros Ramazzotti ed Elisa, pretendendo di farla esibire al Piano San Gregorio con i fondi della Capitale della Cultura. Di fronte a questa prospettiva, la reazione del cantante Rizioli è priva di qualsiasi remora artistica o etica: "Benissimo!... allora altro lavoro assicurato".
Dalle carte dei pm nisseni ci sono momenti più crudi come la telefonata del 15 ottobre tra i fratelli Manuela ed Ernesto Trapanese. È in questa intercettazione che la maschera cade definitivamente, svelando senza filtri l'intento totalmente predatorio, parassitario e speculativo della cricca rispetto all'evento agrigentino.
Manuela chiama il fratello Ernesto per aggiornarlo sulle ultime mosse politiche di Mancuso, chiamato confidenzialmente "Michelino": "Dice che l'altro giorno... Michelino... ha visto a... a coso... a... come si chiama... il batterista... Salvo Caruso... e dice che gli ha detto che... ora vuole... organizzare un tour nella zona di Agrigento... (ride)... capito?". Ernesto risponde esaltato: "ottimo!...(ride)". Ma è il passaggio successivo a suggellare la natura criminale del progetto. Manuela, sempre ridendo, chiarisce come verrà gestito questo nuovo tour ad Agrigento: "Sempre con le stesse modalità... (ride)".
"Le stesse modalità" secondo i magistrati nisseni significa replicare il sistema delle fatture false. Significa rendicontare "al contrario" per prosciugare fino all'ultimo centesimo il plafond regionale. Significa farsi pagare prestazioni inesistenti e, all'occorrenza, farsi pagare due volte un concerto annullato per pioggia, dichiarando il falso alla Regione Siciliana. Di fronte alla certezza di poter applicare questo metodo anche sui ricchi fondi di Agrigento Capitale della Cultura, la reazione di Ernesto Trapanese è una vera e propria esplosione di ingordigia: "Ovvio... ottimo e abbondante... fantastico!... meraviglioso!... molto meraviglioso!...(ride)". E per non lasciare dubbi sulle sue intenzioni, chiude la telefonata incitando la sorella: "Ammuttamu ammuttamu (spingiamo, andiamo avanti)".
L'indagine della Procura e l'ordinanza del GIP di Caltanissetta hanno tranciato di netto i tentacoli di questa cricca prima che potessero stringersi definitivamente sui fondi di Agrigento 2025. Se il loro piano fosse andato a buon fine, l'evento che avrebbe dovuto rilanciare l'immagine della Sicilia nel mondo sarebbe stato utilizzato, nell'ombra, per finanziare le illecite ambizioni di un gruppo ristretto. Un sodalizio capace di trasformare la cultura in un mero pretesto contabile per oliare i meccanismi della corruzione politica e, come sognava il dominus dell'operazione, per pagarsi "le Maldive" con i soldi dei contribuenti.
