20 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:59
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crisi idrica

Diga Castello al massimo: "Prima l’agricoltura, poi lo scarico". Il piano per non sprecare nemmeno una goccia d'acqua

Scattata l'allerta sicurezza, avviato lo svuotamento controllato

20 Febbraio 2026, 20:06

Pioggia record nell’Agrigentino, ma è paradosso: dighe piene e fiumi di acqua regalati al mare

La diga Castello come si presenta oggi

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In un territorio spesso martoriato dalla siccità, il paradosso dell’abbondanza costringe i tecnici a correre ai ripari. La Diga Castello, imponente invaso nel cuore del comprensorio di Bivona, ha raggiunto la quota massima di riempimento autorizzata dall'organo di vigilanza. Il Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti ha così dato il via a operazioni di rilascio controllato per garantire la sicurezza strutturale dell’impianto.

Un tesoro alimentato dalle piogge

Il riempimento record è frutto delle precipitazioni dell’ultimo mese, che hanno convogliato nel serbatoio circa 12 milioni di metri cubi d’acqua. Una risorsa vitale per un invaso destinato prevalentemente all'uso irriguo. Per evitare pressioni eccessive sulla diga, il piano di Protezione Civile ha previsto lo svuotamento di una "quantità modesta" di risorsa: un rilascio in alveo di circa due metri cubi al secondo.

La gerarchia dei rimbocchi: prima i campi, poi il mare

La Regione ha tenuto a precisare che non una sola goccia d'acqua viene sprecata finché vi è capacità di stoccaggio. Il protocollo operativo è rigoroso: l’acqua in eccesso viene prima di tutto incanalata tramite l’adduttore verso i serbatoi per uso irriguo, fondamentali per l'economia agricola locale. Successivamente, si procede al riempimento dei laghetti artificiali della zona. Solo una volta saturate tutte le riserve terrestri, la quota residua viene lasciata defluire verso il mare.

Sicurezza e prevenzione

L'operazione, pur potendo apparire controversa in un periodo di crisi idrica generale, risponde a precise norme di sicurezza nazionale sulle grandi dighe. Il monitoraggio costante del Dipartimento mira a trasformare un picco di piena in una riserva strategica per i mesi caldi, tutelando al contempo l'incolumità dei territori a valle dell'invaso.