La cerimonia
«Giudici indipendenti anche dai colleghi, ma non dalla legge»: si parla di referendum all'inaugurazione dell'anno giudiziario del Cga
Nel suo discorso, il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa della Regione Siciliana discute anche dei tempi dei procedimenti. Presente il governatore Schifani
Il presidente Mattarella con il presidente del Cga De Francisco in una foto del 2025
«Il tema dell’indipendenza del giudice, da tutto, anche dai colleghi associati, ma non dalla legge, è d’attualità, in questi giorni, come non mai. Quanto più politica sia una questione sottoposta alla sua cognizione, tanto più il giudice deve saper restare e anche apparire terzo e imparziale; infatti, quanto più il contesto politico-mediatico si polarizza, tanto più il giudice deve dimostrare compostezza istituzionale e rigorosa neutralità». Così il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) per la Regione Siciliana, Ermanno De Francisco, nella sua relazione alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario a Villa Belmonte, a Palermo. Tra i presenti anche il governatore Renato Schifani.
«Non sono purtroppo certissimo che ciò sia accaduto in questi giorni - aggiunge - Non darebbe buona prova di sé il giudice che, conoscendo del referendum confermativo della riforma costituzionale approvata dal Parlamento, non resti comunque terzo e imparziale, in una parola sereno, pur se reputi che si tratti di una riforma che possa alterare le sue scelte cosiddette associative. Giacché, lo ripeto, egli deve solo applicare la legge, non tifare per quella che preferisca».
«Noi - sottolinea De Francisco - ci sforziamo di farlo tutti i giorni, con riguardo a tutte le questioni: così ciascun magistrato di questo Consiglio si rapporterà individualmente al referendum, come cittadino libero guidato dalle proprie convinzioni e dalla propria coscienza, al di fuori da posizioni preconcette di bandiera o di casta - prosegue - ci sarà certamente tra noi qualcuno che si autodeterminerà a votare sì alla riforma costituzionale, come ci sarà chi invece riterrà di votare no; ma, comunque, manterremo la nostra dignità individuale e il rispetto reciproco».
Per de Francisco «il giudice coltiva, con fatica, la propria terzietà e indipendenza, a tutela del prestigio della sua funzione: che, per quello amministrativo, è volta a tutelare i cittadini dal potere pubblico, e non invece il potere pubblico dai cittadini, nell’ambito dell’eterna, tormentata dialettica tra autorità e libertà».
«Il giudice amministrativo non cura interessi pubblici, ciò competendo invece all’amministrazione, né, ovviamente, deve coltivare interessi privati, così come non persegue specifiche finalità - osserva ancora il presidente del Cga - ma neppure le contrasta, né può dunque essere per o pro qualcosa, né contro o anti qualcos'altro, perché unicamente persegue quella che un tempo si chiamava l’attuazione pura del diritto, che è il noumeno della funzione giurisdizionale e indefettibilmente si invera nei principi di terzietà e imparzialità che caratterizzano il giudice».
«Se non è super partes - sottolinea De Francisco - il giudice non è più tale, ma diventa solo uno dei (tanti, e oggi forse pure troppi) contendenti nell’agone politico-sociale. Per il giudice essere terzo e imparziale implica che egli non abbia mai, né mai mostri, preferenza per l’una o l’altra parte processuale, ma - rileva il presidente del Cga - garantisca sempre tra esse la cosiddetta parità delle armi; perché è la legge, non il giudice, a dover scegliere se, come e quanto tutelare l’una o l’altra delle parti in causa».
Riguardo al contenzioso del Cga «possiamo confermare l’anomalia del dato statistico sull'andamento dei ricorsi che si era registrato nel 2024, rispetto a quello del 2023 rimasto invece abbastanza in linea con quello degli anni precedenti. Si era passati dai 1.250 ricorsi pervenuti tre anni fa ai 1.496 ricorsi del 2024. Nel 2025 siamo invece ritornati a 1.290 fascicoli iscritti a ruolo, ossia in linea con i nostri numeri storici. L’incremento secco del 20% del 2024 sul 2023 si è dunque riassorbito».
«Abbiamo implementato anche il numero di ricorsi definiti, pari a 1.078 nel 2025, rispetto ai 1.045 del 2024 e ai 1.014 del 2023 - aggiunge de Francisco - Nel 2025 abbiamo pubblicato 1.071 tra sentenze e ordinanze collegiali. Fino a quest’anno, il Tar Sicilia ha continuato a svolgere le udienze straordinarie di smaltimento dell’arretrato, attività che però dovrebbe essere ormai giunta al suo esaurimento, non essendovene più materia. Ciò dovrebbe essere motivo di soddisfazione, non solo perché anche i tempi del giudizio di primo grado si sono così ricondotti a durata fisiologica, ma anche perché non sempre la qualità delle sentenze rese in esito a tali udienze è risultata perfettamente in linea con quelle rese in forma ordinaria».
A tale proposito, per il presidente del Cga, «essendosi esaurito l’arretrato da smaltire, occorre chiudere quella stagione e ripensare ad altre forme di incentivazione che prevengano la formazione di nuovo arretrato: penso, in particolare, all’eventualità di incentivare, in luogo delle udienze di smaltimento, la definizione del giudizio in esito all’udienza cautelare, con la pronuncia di sentenze in forma semplificata».
«Noi anche quest’anno siamo comunque riusciti a rispettare i tempi processuali richiesti dalla Cedu, avendo fissato l'udienza di merito per tutti i ricorsi entro il secondo anno successivo a quello del loro deposito - evidenzia -Tutti i ricorsi iscritti nel 2023 sono stati infatti fissati in udienza entro il 2025, ora stiamo assegnando l’udienza di merito nel 2026 a tutti i ricorsi depositati nel 2024, proseguiremo nel 2027 con quelli del 2025».
«Devo dare atto al presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, di avere designato nel 2025 ben due dei tre componenti regionali che mancavano alla sezione giurisdizionale, nonché uno di quelli che erano carenti nella sezione consultiva». «Se la componente togata è al completo sono ancora vacanti due posti per i componenti regionali, di cui uno in sezione giurisdizionale e l’altro in quella consultiva - aggiunge De Francisco - Il presidente della Regione mi assicura di essere in procinto d’effettuare anche queste due ultime designazioni, lo ringrazio. Le designazioni mancanti sono assai urgenti e in particolare lo è quella relativa alla sezione giurisdizionale, perché indispensabile ad assicurare, oltre che il corretto avvicendamento tra i componenti laici alle varie udienze, la definizione di un numero di affari equivalente a quelli sopravvenuti. È da tali carenze d’organico - spiega il presidente del Cga - che è derivato l’aumento delle pendenze».
«Ripeto spesso ai colleghi che noi dovremmo scrivere di meno, non un po' di meno, ma molto di meno. E questo lo dico perché credo che, in effetti, ci dovremmo limitare dar conto in sentenza solo delle ragioni della nostra decisione. Continuano a esserci sentenze (fortunatamente poche) anche superiori a 100 pagine, che difficilmente qualcuno leggerà integralmente (neanche le parti, credo) e, comunque, anche la metà di esse sarebbero davvero troppe», aggiunge il presidente Ermanno De Francisco. Per lui «poche parole restano scolpite nella pietra, mentre un fiume di parole, quand’anche rechi dentro di sé principi di diritto esattissimi, li nasconde alla percezione del lettore». «E ribadisco l’esigenza di non usare in sentenza aggettivi o avverbi - aggiunge - ho infatti il timore che l’abuso di essi possa ostacolare la completezza e l’effettività del sindacato sul vizio della funzione amministrativa».