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A chi parlano quei corpi restituiti dal mare: l'Europa proclama diritti ma perde la credibilità nel Mediterraneo
Il punto è questo: il mare continuerà a restituire corpi finché non verranno create alternative reali ai viaggi della disperazione
Il Mediterraneo, in questi giorni, ha parlato con una voce che non si può ignorare. Sulle coste della Sicilia e della Calabria il mare ha restituito i corpi di uomini, donne e bambini che avevano affidato la loro vita a un’imbarcazione fragile e a una notte senza garanzie, probabilmente partiti dall’Algeria e diretti in Sardegna, travolti dal ciclone Harry.
Le autorità contano le vittime, mentre l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ricorda che nel 2024 più di 2.500 persone sono morte lungo la rotta del Mediterraneo centrale: una delle più letali al mondo.
La Sicilia conosce il mare come pochi altri luoghi: lo ascolta, lo teme, lo rispetta. Ma quando il mare restituisce corpi, l’isola sente che qualcosa si spezza. Non è solo pietà: è memoria. Ogni corpo ritrovato è un frammento di questa storia antica che torna a chiedere conto e che dobbiamo imparare a raccogliere.
La Calabria, poco distante, vive la stessa ferita, ma è la Sicilia - con i suoi porti, le sue comunità, la sua storia di approdi e partenze - a trovarsi ancora una volta sulla linea del fronte morale del continente.
Il Mediterraneo non è soltanto un mare ma piuttosto è un archivio di civiltà, un ponte che per millenni ha unito popoli, commerci, culture. Oggi rischia di diventare il contrario ovvero un confine di morte, una linea che separa chi può muoversi da chi è costretto a rischiare tutto.
È qui che si misura la credibilità dell’Europa: da un lato proclama diritti e valori, dall’altro permette che questo stesso mare diventi un cimitero liquido. È una contraddizione che non si può più mascherare.
In questo contesto assume un significato particolare la visita che Papa Leone XIV compirà a Lampedusa il prossimo 4 luglio. Sarà un gesto che richiama l’Europa alle sue responsabilità, un ritorno simbolico al luogo dove la sofferenza dei migranti si manifesta con più crudezza. Il pontefice ha più volte ammonito: «Non possiamo permettere che il mare diventi il luogo dove si perde non solo la vita, ma anche la nostra umanità».
La sua presenza sull’isola sarà un monito diretto ai governi europei: non basta commuoversi, occorre cambiare rotta!
Il punto è proprio questo: il mare continuerà a restituire corpi finché non verranno create alternative reali ai viaggi della disperazione. I Corridoi Umanitari, avviati in Italia nel 2016 grazie alla collaborazione tra istituzioni e società civile, pensati e promossi dalla Comunità di Sant’Egidio, hanno già permesso l’arrivo in sicurezza di oltre 7.000 persone vulnerabili. Sono numeri importanti ma ancora limitati, capaci di dimostrare che le vie legali e sicure sono possibili e funzionano: nessuna delle persone arrivate tramite corridoi è finita nelle reti del traffico o in situazioni di irregolarità.
Senza un ampliamento di questi strumenti - reinsediamenti, sponsorship comunitarie, visti umanitari - l’Europa continuerà di fatto a delegare ai trafficanti la gestione dei flussi. La Sicilia, pur nella sua fragilità, di fronte alla pressione di una cultura dell’indifferenza ancora resiste mostrando ogni giorno un tratto che l’Europa dovrebbe saper riconoscere: la capacità di reagire con gesti concreti, con reti umane di volontari, parrocchie, associazioni, cittadini che non si voltano dall’altra parte.
Anche questa è la prova che un’altra risposta è possibile. Ogni corpo che arriva sulle nostre coste è un messaggio indirizzato all’Europa. Mentre ci prepariamo ad accogliere Papa Leone, ricordiamoci che la storia ci sta guardando e ci chiede se siamo ancora capaci di riconoscere l’altro come parte di noi.