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Vivibilità

«Stop alla malamovida in centro a Catania»: le proposte dei cittadini di “Resto”

I problemi della città etnea diventano esempio negativo alla Conferenza di Firenze

22 Febbraio 2026, 08:30

Catania, caos e transenne fai da te «Regole per movida e Ztl»

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Non solo diritto alla quiete pubblica, al riposo notturno e alla salute: ora “Resto” ha alzato il tiro e ha aggiunto proposte per la tutela del centro storico che strizzano l’occhio pure al redigendo Piano urbanistico generale (Pug) di Catania, richiamando al vero rispetto di leggi e direttive europee (vedi, la “Bolkestein”).

“Resto” è l’acronimo di Residenti del Centro storico di Catania, di cui fanno parte l’Associazione Centro storico (Acs) e i comitati “Gemmellaro-Sciuti”, “Dell’Indirizzo”, “Via Gisira”, “Bellini” e “Castello Ursino”.

Le proposte sono state ribadite dalla Toscana dove, nel capoluogo, si è tenuta la terza Conferenza sulla Vivibilità, organizzata da “Ribella Firenze”, che ha radunato una rete nazionale di cittadini, comitati e professionisti impegnati ormai da anni nella tutela dei diritti dei residenti, sempre più in fuga dai centri storici, ma anche dello spazio pubblico.

A rappresentare la realtà catanese la coordinatrice Anna La Bruna e Nino Ferlito che, sullo sfondo di un video sulla malamovida catanese, hanno avanzato richieste chiare: «Ormai si è agli sgoccioli sulla nostra causa civile intentata nel 2022 nei confronti del Comune per ottenere il risarcimento danni per “malamovida”», la causa - ha precisato La Bruna - è in fase di ulteriori perizie fonometriche. I precedenti ci sono e sono importanti, ad avere avuto sentenze a favore per cause analoghe sono stati i residenti di Brescia, Napoli, Torino e Milano.

Tra quei «il capoluogo meneghino in seguito ha cambiato rotta, lo prendiamo come esempio: sul suo modello chiediamo l'istituzione di aree tutelate dove viga la programmazione commerciale su nuove aperture, che non prescindano da atti formali di autorizzazione». Tradotto: «Niente più autodichiarazioni per Scia in centro storico», come invece accade a Catania. D’ora in poi «si eviti il sacco commerciale, si programmi il territorio, si tuteli».

Il gruppo di cittadini catanese chiede quindi che «ci sia nessuna elusione a riferimenti normativi quali - ha precisato La Bruna - la legge sull'inquinamento acustico, oltre ai regolamenti comunali in merito pur esistenti».

Stoccate sono state indirizzate al ministro degli Interni, Matteo Piantedosi che «dovrebbe studiare la Bolkestein e scoprirebbe che non abbiamo bisogno di misure straordinarie relative all’ordine pubblico per ristabilire condizioni di sicurezza nei centri storici, ma di efficaci misure di programmazione e mantenimento dei regimi autorizzatori. Proprio la Bolkestein non è un “liberi tutti”, ma nelle zone tutelate prevede divieti e limitazioni ad aperture di locali per ragioni di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilità».

Poi si arriva al tema Pug: «Servono rapporti più stretti tra Urbanistica e Attività produttive oltre a un Piano di massima occupabilità in centro storico che, con il coefficiente di 18 metri quadrati di spazio pubblico per abitante, consenta di subordinare la concessione di suolo pubblico alle attività al rispetto del diritto della piena fruibilità dell'ambiente e delle bellezze architettoniche da parte della collettività».

Del resto, nel manifesto della “Conferenza sulla Vivibilità” si legge: «Se molti centri storici sono patrimoni Unesco, proprio l’Unesco ha definito la popolazione delle città come patrimonio immateriale da tutelare». Appunto.