22 febbraio 2026 - Aggiornato alle 12:14
×

la storia

Assedio alla porta di casa: «Mi dice che è Dio e vuole entrare»

Il racconto di una cinquantenne siracusana che denuncia mesi di minacce e danneggiamenti. Interventi delle forze dell’ordine e ricoveri in psichiatria non hanno fermato la sua paura

22 Febbraio 2026, 11:21

11:27

Assedio alla porta di casa: «Mi dice che è Dio e vuole entrare»

Seguici su

Si firma “R. P. una donna che a 50 anni ha paura dell’uomo nero”. La sua è una storia fuori da ogni logica, un incubo che l'assilla da settimane.

«Da qualche mese – dice la siracusana - sono perseguitata da un nigeriano senza fissa dimora che bivacca nel mio quartiere e che si trova in evidente stato di alterazione psichica. In preda a forti deliri, si crede di essere Dio e si è convinto che la mia casa sia la sua, che qui vive suo figlio Gesù e che deve installare una finestra per consentire al figlio di affacciarsi». L'uomo in questione da circa sei mesi ha terrorizzato la zona con furti, atti vandalici e scassi in abitazioni, provocando veri e propri buchi nei muri e introducendosi in casa altrui. «Il 6 gennaio – racconta la donna - mi ha citofonato alle 9 del mattino dicendomi che doveva entrare per installare la fantomatica finestra. Aveva con sé due ante vecchie e sgangherate. Avendo ignorato la sua richiesta, ha continuato a citofonare ed ha rotto una lastra del mio portoncino. Ho chiamato le forze dell’ordine che sono intervenute e lo hanno sottoposto ad un Tso. Ho denunciato il fatto ai carabinieri i quali mi mettevano al corrente che l’uomo, proprio per la sua condizione psichica, non può sottostare al regime carcerario e manifestano la loro impotenza di fronte alle mie richieste di protezione».

Il 15 gennaio, in pieno pomeriggio, sento un persistente picchiettio arrivare dalla parete della camera da letto. Affacciandomi al balcone ho visto cinque pattuglie della polizia sotto casa e un manipolo di persone che mi urlava dalla strada dicendomi che c’era il nigeriano arrampicato che stava tentando di sfondare la facciata con un cacciavite”. Dopo una nuova visita in psichiatria, alle tre e mezza della notte la malcapitata viene svegliata da un fortissimo picchiare sulla parete esterna della camera da letto. In preda al panico, ha chiamato il 112. «L’uomo continuava a colpire e, sentendo rumori di calcinacci cadere e non arrivando i soccorsi, atterrita, abbandonavo la mia casa e scappavo in strada. I poliziotti, dopo avermi detto che quello che avevo davanti, in realtà, non costituisce reato, lo hanno accompagnato al suo bivacco! Dopo circa trenta minuti era di nuovo sotto casa mia con una spranga di ferro. Ho chiamato un amico che lavora in ospedale e finalmente ho avuto la certezza che il mio persecutore era ricoverato in psichiatria. A questo punto, però, la paura ha preso il sopravvento. L’uomo nero ha un profilo Facebook, ha postato foto di casa mia il giorno prima aver intrapreso il folle piano, ha detto agli infermieri che deve tornare per mettere su quella maledetta finestra. Qualcuno sta sottovalutando la situazione o non sta facendo bene il suo lavoro».