23 febbraio 2026 - Aggiornato alle 22:49
×

la frana

A Niscemi il presidente Sergio Mattarella: la visita nella zona rossa del Capo dello Stato agli sfollati

Prima un sorvolo in elicottero sui luoghi del disastro e poi il trasferimento a Palermo per la Giornata dell’Orgoglio dell’Avvocatura, in programma al Teatro Massimo

23 Febbraio 2026, 09:52

12:22

A Niscemi arriva il presidente Sergio Mattarella: la visita a sorpresa del Capo dello Stato agli sfollati

Seguici su

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Niscemi per testimoniare la vicinanza dello Stato a una comunità colpita da un’emergenza geologica senza precedenti. In un paesaggio sospeso tra silenzio e incredulità, il Capo dello Stato è sui luoghi del disastro, fino a pochi metri dall’immagine simbolo della tragedia: una Ford Fiesta del 2002 rimasta incastrata a metà tra un garage e l’orlo della voragine, come sospesa nel nulla. È la fotografia di un paese che, nel giro di poche ore, ha visto cedere la collina su cui poggia e cambiare per sempre la propria fisionomia. La presenza del Presidente nella città “che frana” assume il valore di un gesto concreto di prossimità istituzionale: un richiamo all’unità nazionale che si manifesta, innanzitutto, nei luoghi della massima fragilità.

Lo smottamento è iniziato il 25 gennaio 2026. La frana di imponenti dimensioni ha sventrato il versante meridionale dell’abitato. Il fronte dell’instabilità si estende per circa quattro chilometri e, nelle ore e nei giorni successivi al primo collasso, è stato interessato da ripetuti crolli. Le pareti della scarpata hanno raggiunto altezze impressionanti, tra i 30 e i 45 metri, inducendo le autorità ad ampliare con urgenza la “zona rossa”: il limite di sicurezza è stato portato da 100 a 150 metri dal ciglio per salvaguardare l’incolumità pubblica. Nelle prime 48 ore gli evacuati sono passati da 1.000 a 1.500, per stabilizzarsi poi a 1.540 sfollati. Interi quartieri – Sante Croci, Trappeto e via Popolo – sono stati completamente svuotati e transennati.

Il 26 gennaio il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza, inserendo Niscemi tra le priorità assolute della Protezione civile. La cruda verità sui danni: “Non si rientrerà più”. Il capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano, nominato commissario straordinario per l’emergenza, ha affermato con nettezza che i proprietari delle abitazioni collocate nelle aree più compromesse difficilmente potranno farvi ritorno. Una verità amara ma necessaria per definire un perimetro realistico della ricostruzione, che tocca anche il sistema scolastico: tre plessi ubicati all’interno della zona rossa sono stati chiusi definitivamente e non riapriranno nelle sedi attuali. In sopralluogo in Sicilia, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rimarcato che i perimetri di sicurezza dovranno essere stabiliti unicamente su basi tecniche, senza alcuna “forzatura” politica circa le aree da recuperare. La ripartenza non potrà essere un semplice ritorno allo status quo, ma richiederà scelte urbanistiche rigorose, rilocalizzazione di servizi essenziali e criteri costruttivi improntati alla resilienza.

La macchina dei soccorsi: fondi record e primi assegni. Sul piano economico, le istituzioni hanno attivato stanziamenti ingenti. Il 18 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha varato un decreto-legge superiore al miliardo di euro per le regioni colpite dal maltempo, destinando un capitolo specifico di 150 milioni al Comune nisseno. A tali risorse nazionali si somma il maxi-fondo regionale da 558 milioni per fronteggiare gli effetti del ciclone Harry e della frana, oltre ai 93 milioni già mobilitati nelle fasi iniziali. Proprio oggi, 23 febbraio, a un mese esatto dall’avvio dei crolli, il Comune di Niscemi sta erogando i primi 78 contributi di autonoma sistemazione, pari a circa 800 euro per nucleo familiare. Una tempistica definita dalle autorità regionali un vero “record” a livello nazionale, cui si affianca un sostegno “ponte” mensile compreso tra 400 e 900 euro per le famiglie evacuate, ottenibile con la sola ordinanza di sgombero. Previsti anche aiuti per il tessuto produttivo: dal 17 al 27 febbraio è attiva una piattaforma regionale che riconosce contributi straordinari fino a 20.000 euro a operatori economici e imprese danneggiate.

Niscemi è oggi tra i siti geologici più monitorati d’Europa. Reparti del Genio militare, Protezione civile, Vigili del fuoco e squadre di geologi lavorano senza sosta per mappare la dinamica del dissesto e delimitare con precisione le aree sicure. Nel clima concitato dell’emergenza non sono mancate le polemiche: le opposizioni hanno chiesto che la premier riferisca in Parlamento sulla gestione della crisi, criticando l’operato del Ministro per la Protezione civile Nello Musumeci. La sfida decisiva resta però quella di trasformare l’ennesima calamità in una pianificazione strutturale contro il dissesto idrogeologico, garantendo manutenzione continuativa e governance del territorio.

Dopo aver constatato da vicino le ferite della città, nel pomeriggio Sergio Mattarella proseguirà a Palermo, al Teatro Massimo, per intervenire alla IX Giornata dell’orgoglio dell’appartenenza all’Avvocatura e dell’accoglienza dei giovani, promossa dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. Un’occasione per ribadire la funzione sociale della professione forense, il diritto di accesso alla giustizia e la tutela delle garanzie. Due momenti solo in apparenza distanti, uniti da un filo rosso: l’idea di una comunità che ha bisogno tanto della cura materiale del territorio quanto della difesa civile dei propri diritti. La doppia tappa siciliana delinea così il profilo di una Repubblica che si prende cura dei cittadini nel momento del bisogno e riafferma la legalità, consegnando alle macerie di Niscemi il messaggio più atteso: la rassicurazione che lo Stato non solo c’è, ma “sa restare”.