il caso
Acqua, "l'allegra" gestione del servizio idrico a Catania: tra tariffe, dubbi e veti incrociati
In vista dell'assemblea territoriale, il Partito Democratico voterà contro l'approvazione del piano d'ambito e la manovra economica
Forniture idriche
Continua a tenere banco la gestione del servizio idrico a Catania, tra polemiche e malumori degli utenti. In vista dell'assemblea territoriale idrica di Catania fissata per domani, il Partito Democratico ha annunciato che voterà contro l'approvazione del piano d'ambito e la manovra tariffaria.
«Siamo di fronte a una gestione del servizio idrico integrato senza regole e senza controllo - tuona il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo - come si evince anche dalla relazione del Consiglio di sorveglianza. Ci sono infatti elementi che delineano la mancanza di un adeguato controllo pubblico, l'elusione degli obblighi in materia di trasparenza, anticorruzione e accesso civico, gravissime criticità nelle procedure di assunzione e nell'affidamento di lavori e servizi e un evidente squilibrio tra interesse pubblico e logiche privatistiche».
L'assemblea territoriale idrica Ato 2 Catania è stata convocata con urgenza per domani, in seconda convocazione. Tra i punti all'ordine del giorno anche l'aggiornamento del piano d'ambito, del piano economico-finanziario e della manovra tariffaria.
«Inoltre la governance appare opaca e conflittuale - continua il segretario regionale Dem - le famiglie e le imprese subiscono le conseguenze delle gravi inefficienze del servizio, frutto dell'assenza di una adeguata organizzazione, dei ritardi negli interventi di manutenzione e soprattutto della mancanza di chiarezza sulle bollette - in continuo ed esponenziale aumento - che vengono recapitate nei 58 comuni che fanno parte dell'Ato Catania. Insisteremo per una specifica ispezione del Ministero competente anche sulla palese violazione ed elusione della concorrenza».
Nei giorni scorsi a focalizzare l'attenzione sul servizio idrico integrato e lo step del gestore unico è stata Ugl Sicilia che a Catania ha radunato esperti e istituzioni. Un momento di confronto per contribuire a una maggiore comprensione del passaggio al Sistema Idrico Integrato (SII) - acquedotto, fognatura, depurazione. Sono passati circa 30 anni dalla prima legge che lo prevedeva e ancora non sono chiari i termini del passaggio, così come le risorse tecniche ed economiche e le tutele dei lavoratori tra diritto ad essere assorbito nella nuova realtà e titolarità acquisite.
«Abbiamo invitato tutte le istituzioni indipendentemente dai partiti o dai nomi degli amministratori, perché la questione acqua è seria. Un servizio essenziale per cui ci sono tanti finanziamenti che vanno saputi usare per ristrutturare la rete idrica e gli impianti fognari e al contempo lanciamo un segnale forte a tutela di tutti i lavoratori» ha spiegato Carmelo Giuffrida, segretario regionale Ugl. «Il confronto è sempre la strada giusta da seguire, noi di UGL ne siamo convinti, mettendo al centro lavoratori, investimenti, qualità del servizio e tutela dei cittadini» ha aggiunto il segretario Ugl Catania, Giovanni Musumeci.
Al convegno sono intervenuti il direttore di Acoset Antonio Coniglio, il presidente del CdA di Sidra Mario Di Mulo, l'amministratore delegato di Sie Sergio Cassar e Fabio Fatuzzo, commissario unico alla depurazione e al riuso delle acque reflue. Presenti tanti lavoratori, addetti ai lavori, segretari territoriali e di categoria Ugl, i deputati regionali Salvo Tomarchio, Dario Daidone e Alessandro Porto, il presidente del Consiglio comunale di Catania Sebastiano Anastasi, il deputato nazionale Giuseppe Berretta e i sindaci di Mineo, Giuseppe Mistretta e di Sant'Agata Li Battiati, Marco Rubino.
Il presidente di Acoset, Coniglio, ha sottolineato come «il tempo perduto per il servizio, ma anche quello dei mancati investimenti» e che Acoset, come altri gestori uscenti, diventerà un socio d'opera di Sie una volta effettuato il passaggio. Ponendo come base la gara del 2005, «che ha segnato il campo da gioco», perché si completi il percorso, secondo Coniglio, servono ulteriori dettagli. Il riferimento è in particolare agli importi dei valori dei subentro e di fine concessione. Il presidente Acoset ha messo l'accento anche sulla composizione della società pubblico/privata per la gestione, sottolineando che il 51% è pubblico. «Significa una grande forza che deve esercitare poteri di indirizzo e di verifica a tutela della comunità».
Il presidente del Cda di Sidra si è invece soffermato sull'aspetto delle risorse umane: i lavoratori. Due le questioni affrontate. Da una parte c'è il problema di tutti quei dipendenti esclusi dalla Convenzione stipulata, in quanto cristallizza la situazione al 202. Un aspetto su cui riflettere secondo Di Mulo perché «l'anzianità pregressa va assolutamente conteggiata. Non deve sussistere una discriminazione tra lavoratore a tempo determinato e lavoratore a tempo indeterminato. È un principio espresso sia dalla Corte di Cassazione che dalla Corte di Giustizia Europea». L'altro aspetto è quello del diritto alla progressione di livello. Con carenza di organico, nel corso degli anni, tanti hanno svolto mansioni di grado superiore.
L'ad Sie Sergio Cassar ha ricostruito la nascita della società mista, sottolineando che il modello gestionale deriva da una gara pubblica che ha definito ruoli, obblighi e assunzione dei rischi da parte del socio privato. Ha parlato di «invasione di campo» nella fase attuativa da parte della politica e ha ribadito che le condizioni fissate nel bando non possano essere modificate in corso d'opera. Ampio spazio anche al tema dell'equilibrio economico-finanziario, con riferimento al rapporto tra tariffa, investimenti e ricorso all'anticipazione, evidenziando la necessità di completare il percorso avviato con la gara secondo le regole originarie. «Non siamo noi a dover cambiare, ma sono le società pubbliche che devono imparare a scommettere insieme a noi».
Il commissario Fatuzzo ha prima sottolineato che le società pubbliche hanno operato senza irregolarità o inefficienze, superando periodi difficili come l'esplosione dei costi energetici. Poi si è soffermato sulla depurazione per cui il governo ha nominato i commissari per superare le tante infrazioni comunitarie e sulla situazione che si è creata a Catania. Per quanto riguarda il mancato affidamento alla Sie, il commissario si è detto «pronto ad affidare gli interventi purché venga garantito da parte della Sie il possesso dei requisiti necessari». Nel frattempo «non posso aspettare che si determinino le condizioni a Catania. I soldi devono essere spesi».
«La gestione unica del servizio idrico integrato non è solamente un passaggio tecnico, ma è una scelta di responsabilità pubblica» ha concluso il segretario nazionale Ugl Chimici, Eliseo Fiorin che ha quindi ribadito il punto prioritario del sindacato Ugl: le tutele. «Non come capitolo finale dell'operazione, ma come condizioni. Perché nel passaggio al gestore unico non si spostano soltanto reti e contratti, si spostano persone. Dopo oltre 20 anni di incertezze occorre una traiettoria stabile e condivisa che consideri fondamentali la continuità occupazionale per tutti i lavoratori, la salvaguardia delle condizioni economiche e normative, il riconoscimento delle professionalità e dei ruoli reali e un piano serio di formazione».