il presidente in Sicilia
«Qui c’era la vostra vita»: la visita di Mattarella a Niscemi tra macerie, scuole provvisorie e la domanda che resta aperta
Il Capo dello Stato arriva nella città ferita dalla frana: stringe mani, ascolta storie, entra nelle classi del plesso “Gori” e promette che l’attenzione non calerà. Intanto partono i primi contributi per gli sfollati e i tecnici avvertono: serve una risposta strutturale
Il Capo dello Stato arriva nella città ferita dalla frana: stringe mani, ascolta storie, entra nelle classi del plesso “Gori” e promette che l’attenzione non calerà. Intanto partono i primi contributi per gli sfollati e i tecnici avvertono: serve una risposta strutturale
In mezzo alle transenne della zona rossa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non si limita a un sopralluogo: ascolta, si ferma, parla con chi ha perso tutto. “Ci siamo e stiamo lavorando per Niscemi… So che è difficile in queste condizioni, lo capisco. Qui c’era la vostra vita. Sono qui per far vedere che il sostegno si mantiene alto”, dice al ’architetto Roberto Palumbo, che nella frana ha visto svanire la propria casa e un pezzo della propria storia. Poco dopo varca la soglia del plesso scolastico “Gori” della “Giovanni Verga”, dove sono state riunite le classi dell’istituto “Salerno”: tra i banchi, scherza con i bambini e chiede, con un sorriso, “di non essere interrogato”.
La frana non ha soltanto sfigurato un versante: ha ridisegnato la mappa degli affetti e delle abitudini. Dalle prime ore del dissesto – registrato a cavallo tra metà e fine gennaio 2026 – le autorità hanno disposto l’evacuazione di oltre 1.500 persone, dichiarando inagibili o comunque a rischio centinaia di abitazioni. La dinamica non è quella di un singolo crollo: il terreno continua a muoversi e alcuni edifici, anche se integri alla vista, sono collocati su un piano instabile. Gli sfollati sono stati collocati in alloggi di fortuna, case in affitto, o ospitati da parenti. La frana ha reciso strade, isolate intere porzioni di quartieri e costretto il Comune a ridisegnare percorsi e servizi essenziali.
Secondo le valutazioni rese note dalla Protezione Civile, il movimento riguarda una porzione ampia del versante: “l’intera collina sta scendendo verso la piana di Gela”, ha spiegato il capo dipartimento Fabio Ciciliano, evocando l’ipotesi – per le aree più compromesse – di una delocalizzazione definitiva. La cifra degli sfollati oscilla nelle comunicazioni ufficiali tra 1.000 e 1.500 unità, a seconda delle fasi e dell’ampliamento della zona interdetta. Un quadro, in ogni caso, che resta in evoluzione.
Nel cuore della visita, il messaggio politico-istituzionale: la presenza di Sergio Mattarella a Niscemi è un richiamo alla responsabilità e alla continuità del sostegno pubblico. Il Capo dello Stato ha sorvolato la zona in elicottero, ha camminato lungo il perimetro della zona rossa, si è fermato più volte con residenti e soccorritori. Applausi, strette di mano, richieste: “Non si dimentichi di noi”, ripetono molti. “Ci siamo e stiamo lavorando per voi”, la risposta. Parole che, nella narrazione di questi giorni, si saldano a un’altra promessa implicita: mantenere alta l’attenzione nazionale su una ferita che – come spesso accade – rischia di scivolare fuori dall’agenda dopo le prime ore di visibilità.
La stretta di mano con Roberto Palumbo, professionista che aveva casa a ridosso del fronte di scivolamento, consegna alla cronaca una frase destinata a restare: “Qui c’era la vostra vita”. Insieme con Palumbo, decine di famiglie hanno perso non solo pareti e tetti, ma quartieri, relazioni, routine, la prossimità con i luoghi di lavoro, la scuola dei figli. È a loro che si rivolge il Presidente quando ribadisce: “So che è difficile… sono qui per far vedere che il sostegno si mantiene alto”. Parole semplici, eppure nette, che raccolgono la domanda di stato e futuro che la comunità esprime.
Accanto al Capo dello Stato, nel sopralluogo e nel punto con la stampa, compaiono il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, e i vertici della Protezione Civile.
Un passaggio particolarmente significativo della giornata è la visita al plesso “Gori” della scuola “Giovanni Verga”, dove sono state ospitate le classi dell’istituto “Salerno” trasferite dalla zona rossa. La dirigente della “Verga”, Anna Maria Alesci, racconta di un Presidente “disponibile” e capace di “trasmettere serenità”; la preside dell’“istituto Salerno”, Licia Salerno, aggiunge una nota di umanità: “Ha chiesto di non essere interrogato”, strappando un sorriso ai bambini che, oltre alla scuola, in alcuni casi hanno perso anche la casa.
Nel giorno della visita di Mattarella sono partiti i primi contributi per gli sfollati: 78 i nuclei raggiunti dai pagamenti, con circa 800 euro per famiglia per le prime necessità abitative. La Protezione Civile regionale parla di “record assoluto in Italia” per la rapidità, trattandosi di erogazioni avvenute in meno di un mese dall’evento. È un segnale importante, perché attesta una macchina amministrativa in movimento; ma è anche solo il primo passo di un percorso lungo, che dovrà prevedere sostegni strutturali per affitti, traslochi, spese scolastiche e ripartenza delle attività economiche.
Sul piano nazionale, il governo ha già messo in campo oltre 1 miliardo di euro di aiuti per le aree colpite dal maltempo, con un capitolo specifico di circa 150 milioni destinati a Niscemi. La cornice è quella di una stagione di eventi estremi legati al ciclone “Harry”, che in Sicilia ha provocato danni stimati in oltre 2 miliardi di euro. Sono cifre che restituiscono la scala del problema e che, inevitabilmente, si intrecciano con il tema della prevenzione e della messa in sicurezza dei territori più fragili.