Il fallimento dell’accoglienza
Casa del Pellegrino, il simbolo dell’abbandono all’ombra del Santuario
Tra muri sbarrati e degrado, la struttura con oltre 150 posti letto resta inutilizzata mentre il Comune conferma il progetto di social housing
Mentre ci si interroga — forse nemmeno questo — su quale possa essere la prossima destinazione d'uso, la Casa del Pellegrino si erge a simbolo dell'abbandono all'ombra del tempio mariano che custodisce l'essenza di un evento prodigioso, che attira folle di fedeli. Un miracolo all'incontrario che solo dalle nostre parti riesce a manifestarsi con l'immancabile pizzico di fatalismo. Che cosa ne sarà della Casa del Pellegrino, si chiedono in tanti transitando per via del Santuario e notando quell'edificio cadere a pezzi, murato per evitare i raid notturni dei vandali e il bivacco dei senza tetto.
«Le condizioni della struttura sono penose – dice Arturo Linguanti, presidente dell'associazione Territorio Protagonista 2016 – chiunque vorrà rimetterla in piedi deve mettere in conto una spesa considerevole per ripristinare servizi, sanitari, infissi e tutto ciò che in questi anni di abbandono è andato perduto». Per la destinazione d'uso, l'amministrazione comunale è stata categorica: in quell'edificio dovrà sorgere una sorta di social housing, progetto che diverge dall'uso che fino a qualche anno fa si è fatto. «Il Comune che ne è il proprietario, o la Basilica Santuario della Madonnina che la gestisce, deve al più presto rimettere in moto il sistema per rendere operativa la Casa. È un delitto far morire una struttura ricettiva che può contare su oltre 150 letti, ed è al servizio del turismo religioso che potrebbe dare molto di più alla nostra città se solo si riuscisse a comprendere come farlo funzionare al meglio delle sue potenzialità. Il rovescio della medaglia è continuare ad avere un edificio diroccato, avvinghiato nelle pastoie burocratiche». Non mancherebbero le opportunità di cedere la Casa del Pellegrino a privati. «Personalmente – dice Linguanti, che è anche socio della Aprotur, l'agenzia di promozione del turismo religioso – ho ricevuto l'offerta dei titolari di una società imprenditoriale che vorrebbe investire su quell'immobile per trasformarla in un albergo al servizio dei tanti turisti in visita alla basilica santuario. Ma, a queste condizioni, non è facile districare la matassa».
Linguanti prova a ricostruire le competenze degli enti: «All'origine l'edificio occupava solo il pianoterra ed ospitava i servizi anagrafici del Comune poi destinata ad alloggio per i pellegrini. Il palazzo a quattro piani, che si trova alle spalle di quel piano terra, fu eretto su un'area edificabile di proprietà del Comune, ma realizzata con fondi esclusivi del Santuario, cioè con le offerte dei fedeli, i contributi della Cei e della Regione siciliana a favore dell'associazione Santuario della Madonna delle Lacrime che indisse per il progetto una gara internazionale poi vinta da un architetto francese».