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giustizia

Referendum, scontro sui toni e Nordio tende la mano: «Ora basta polemiche»

Il ministro ammette eccessi nel confronto pubblico e chiede di parlare di contenuti. Le frizioni con Matone e le reazioni della magistratura segnano una campagna elettorale ad alta tensione

23 Febbraio 2026, 17:06

Carlo Nordio, ministro della Giustizia

Carlo Nordio, ministro della Giustizia

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In un passaggio dell’intervento al Forum ANSA di oggi pomeriggio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha cercato di stemperare le tensioni esplose attorno alla campagna referendaria sulla riforma della giustizia. «Abbiamo tutti esagerato nei toni. Devo dire che alcuni toni sono stati particolarmente antipatici, soprattutto quando arrivano da magistrati. Parliamo ora in avanti solo di contenuti», ha dichiarato il Guardasigilli sollecitando un confronto più contenuto e argomentato sui quesiti referendari. «Sono arcisicuro che vinceremo», ha aggiunto il ministro, confermando l’ottimismo del governo sull’esito del voto atteso per il 22 e 23 marzo.

La dichiarazione arriva in un clima di polemiche sempre più acceso nel dibattito pubblico. Negli ultimi giorni, infatti, Simonetta Matone, deputata della Lega ed ex magistrata, ha criticato duramente alcune uscite di Nordio, definendo «folli» alcune affermazioni del titolare di via Arenula e sostenendo che avrebbero favorito la rimonta del fronte del No al referendum. In un intervento al congresso del partito a Reggio Calabria, Matone ha sottolineato come certe dichiarazioni – pur condivisibili nei contenuti – non dovrebbero essere espresse pubblicamente perché possono alimentare reticenze e malintesi nell’opinione pubblica.

Il riferimento è soprattutto alle affermazioni di Nordio sul Consiglio superiore della magistratura e alle critiche rivolte alla struttura delle correnti interne, giudicate dal ministro come un «meccanismo para-mafioso» che la riforma vorrebbe superare attraverso l’introduzione di un sistema di sorteggio per la composizione degli organi direttivi. Queste espressioni avevano già suscitato dure repliche, tra cui quella dell’Associazione nazionale magistrati che parlò di parole offensive nei confronti della funzione giudiziaria e delle vittime della criminalità organizzata.

Le tensioni tra esecutivo e pezzi della maggioranza, come quelle messe in evidenza dallo scontro con Matone, riflettono un confronto politico interno sulla strategia comunicativa adottata nella campagna referendaria. Secondo alcuni esponenti, un approccio più pacato e concentrato sui contenuti tecnici della riforma potrebbe essere più efficace per convincere gli elettori. Secondo altri, invece, l’espressione franca di diagnosi critiche del sistema giudiziario è parte integrante dell’argomentazione a favore del .

Manca meno di un mese al voto, e il dibattito – anche tra esponenti dello stesso governo – rimane intenso. Il richiamo del ministro Nordio a «parlare di contenuti» rappresenta un tentativo di ricondurre il confronto politico ai termini della riforma nel merito, ma la tensione interna — testimoniate dalle prese di posizione di rappresentanti come Matone — segnala che la battaglia referendaria potrebbe ancora riservare sorprese nelle prossime settimane.