Il contenzioso
Depuratore di Augusta, un enigma che vale 70 milioni: l'impianto si farà, ma il Tar deciderà chi deve realizzarlo
La società Aretusacque rivendica a sé la costruzione della struttura fondamentale per uscire dall'infrazione comunitaria. Ma il commissario per la Depurazione manda avanti la gara
Augusta
Sulla disputa attorno alla realizzazione del depuratore di Augusta tutto ruota attorno ai documenti della gara che ha aggiudicato il servizio idrico della provincia di Siracusa. Nel Piano d’ambito, che è lo strumento di pianificazione degli obiettivi, è indicato chiaramente che sulle criticità del sistema fognario-depurativo il Comune megarese sia commissariato. Eppure nel Piano d’investimenti il finanziamento complessivo per la realizzazione di quell’opera (69,2 milioni) c’è. Questo ha potuto indurre chi ha vinto la gara a pensare che quelle somme siano di sua pertinenza? Nonostante le stesse risultassero a disposizione di una struttura commissariale a contrasto, per conto del governo, delle procedure d’infrazione? E se sì, questa apparente contraddizione è una procedura corretta, o è un vizio?
È questo il nodo attorno al quale gira tutta la questione sulla titolarità della costruzione di una delle infrastrutture più importanti, in Sicilia, per il superamento delle criticità del sistema fognario e depurativo, e che i giudici del Tar Catania saranno chiamati a dipanare nell’udienza di giovedì.
Il busillis nasce lo scorso novembre quando Aretusacque, società mista affidataria del servizio idrico, formata per il 51% dai Comuni e per il 49% da Acea, azienda che ha vinto la gara di cui sopra, impugna il bando presentato un mese prima da Sogesid per conto del Commissario unico per la Depurazione, rivendica a sé la realizzazione del depuratore di Augusta. Una gara da 50,7 milioni di euro, quota parte dei complessivi 69,2 già finanziati.
La realizzazione dell’opera è, sinora, in capo al commissario unico per la Depurazione, in forza a un decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, che nell’agosto del 2023 ha ereditato tre provvedimenti di altrettanti esecutivi con finalità «obbligatorie e vincolanti», tra le quali, appunto, la realizzazione «di impianto depurativo e rete fognaria di Augusta», per uscire dall’infrazione comunitaria.
Lo scorso ottobre il commissario per la Depurazione, Fabio Fatuzzo, pubblica il bando di gara avvalendosi della partecipata Sogesid. Al termine della presentazione delle offerte, un mese dopo, sono ventidue le società partecipanti. A quel punto Aretusacque e Acea impugnano il bando. Il ricorso è contro Sogesid, presidenza del Consiglio dei ministri e Commissario unico, e nei confronti del Comune di Augusta. Il Tar ai primi di dicembre fissa l’udienza per il 26 febbraio, senza sospendere la gara.
Due settimane fa, lette le memorie delle parti, si costituisce l’Ati, l’ente di governo dell’ambito, composto dai sindaci, che ha tra i suoi compiti quello di individuare il gestore. E infatti ha presentato la gara per l’affidamento del servizio idrico. È chiaro a quel punto che tutto ruota attorno a essa. Nel Piano d’ambito è espresso chiaramente: «Per quanto concerne il problema del sistema fognario depurativo, il Comune di Augusta risulta attualmente commissariato». Ma le somme per la costruzione del depuratore figurano sia nel Piano d’investimenti, sia nella relazione di asseverazione del Piano economico finanziario.
Non è in discussione la realizzazione dell’opera, solo chi dovrà realizzarla. Tocca ai giudici amministrativi sbrogliare questa matassa.

