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crisi idrica e sciacallaggio

Batteri coliformi nell’acqua venduta ai privati: sequestrate autobotti abusive

Operazione dei carabinieri a Licata e Canicattì: stroncato il business illegale che avvelena la provincia

24 Febbraio 2026, 12:07

Batteri coliformi nell’acqua venduta ai privati: sequestrate autobotti abusive

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Mentre la crisi idrica stringe la morsa sulla provincia, c'è chi prova a lucrare sulla sete dei cittadini ignorando le più basilari norme igienico-sanitarie. È questo lo spaccato inquietante emerso dall'ultima massiccia offensiva del Comando Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, che ha intensificato i controlli sulla filiera del trasporto e della distribuzione di acqua mediante autobotti private. Un’operazione necessaria per tutelare la salute pubblica, messa a repentaglio da un mercato parallelo privo di autorizzazioni e controlli.

Il caso Licata: batteri e nitrati nelle cisterne

L’episodio più grave è stato registrato a Licata. Qui, i militari della Sezione Operativa hanno sorpreso un uomo di 63 anni, dipendente di una ditta locale, mentre riforniva un’abitazione privata con un’ingente quantità di acqua prelevata dal punto di approvvigionamento comunale “Pozzo Vitali”.

L’intervento immediato del personale specializzato dell'ASP di Agrigento ha confermato i peggiori sospetti: le analisi di laboratorio sui campioni prelevati dall'autobotte hanno rivelato una massiccia presenza di batteri coliformi e concentrazioni di nitrati ben oltre i limiti di legge. L'acqua, venduta come potabile, era in realtà un potenziale veicolo di malattie. L'uomo è stato deferito alla Procura della Repubblica con l’accusa di vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine. Un secondo soggetto, coetaneo del primo, è stato denunciato in un intervento analogo per distribuzione di acqua senza alcuna certificazione sanitaria, con il conseguente sequestro del mezzo appartenente a una ditta intestata a un venticinquenne.

Canicattì: 5.000 litri di acqua "fantasma"

La situazione non è migliore a Canicattì, dove i Carabinieri della locale Compagnia hanno intercettato un 33enne intento a scaricare circa 5.000 litri d'acqua nella cisterna di un condominio. L'autobotte utilizzata non solo era munita di una targa prova, ma risultava priva di copertura assicurativa.

Al di là delle infrazioni al Codice della Strada, il dato allarmante riguarda la totale assenza di tracciabilità: nessuna documentazione sulla provenienza del carico né certificati di potabilità. Anche in questo caso, le analisi dell'ASP hanno confermato la non conformità microbiologica per la presenza di batteri. Il risultato? Una raffica di sanzioni amministrative per oltre 6.450 euro, il sequestro del veicolo e la denuncia all'Autorità Giudiziaria.

Un argine contro lo sciacallaggio

L'azione dell'Arma non si ferma qui. I controlli, svolti in stretta sinergia con gli organi sanitari, puntano a smantellare un sistema che sfrutta la carenza idrica per alimentare fenomeni speculativi. Immettere acqua non controllata nelle cisterne condominiali non è solo un illecito amministrativo, ma un attentato alla sicurezza collettiva: il rischio di epidemie o intossicazioni è concreto.

I Carabinieri hanno già annunciato che i pattugliamenti proseguiranno senza sosta su tutto il territorio provinciale. L'obiettivo è chiaro: garantire che l'emergenza idrica non si trasformi in un'emergenza sanitaria, colpendo chiunque tenti di spacciare acqua contaminata per "oro blu" potabile.