il personaggio
Cosa sappiamo di Carmelo Cinturrino, il ragazzo educato di Alì Terme diventato un assassino
In paese è ricordato come bravo e per bene e anche di recente era tornato per venire a trovare la sua famiglia conosciuta e stimata
Chi è Carmelo Cinturrino l'agente della Polizia di Stato di 41 anni, che vede oggi la propria esistenza spezzata in due immagini inconciliabili.
Originario di Alì Terme, piccolo centro della fascia jonica messinese, è ricordato da chi lo ha visto crescere come un “bambino educato e tranquillo” e, in età adulta, come un giovane dal carattere sorridente e gentile. Ha frequentato le scuole del comprensorio e ha sempre mantenuto un legame profondo con il paese, dove la sua famiglia è considerata stimata e rispettabile.
Vincitore di concorso, aveva lasciato la Sicilia per motivi di servizio, trasferendosi a Milano. Nonostante la distanza, rientrava regolarmente ad Alì Terme, soprattutto a Natale e d’estate, per trascorrere tempo con i genitori e la sorella. Era tornato in Sicilia anche nelle scorse settimane, prima di ripartire per il capoluogo lombardo, dove è stato visto l’ultima volta insieme alla fidanzata.
La comunità di Alì Terme è precipitata nello stupore e nel dolore. Nel paese si respira incredulità e vicinanza alla famiglia del 41enne, travolta da una vicenda giudiziaria di eccezionale gravità. Per quanti hanno conosciuto Carmelo Cinturrino, risulta oggi difficile conciliare il ricordo del ragazzo mite e sorridente con le accuse che lo riguardano. Le indagini sono in corso e spetterà alla magistratura fare piena luce sui fatti, mentre l’indagato avrà modo di far valere la propria versione.
Su Cinturrino gravano ora contestazioni pesantissime: omicidio volontario, con esigenze cautelari legate al rischio di inquinamento probatorio e alla ritenuta pericolosità sociale. Secondo la ricostruzione della Procura di Milano — il fascicolo è affidato al pubblico ministero Giovanni Tarzia, con il procuratore Marcello Viola — il 26 gennaio, nel cosiddetto “boschetto” di Rogoredo, l’agente avrebbe ucciso a colpi di pistola Abderrahim Mansouri, 28 anni, cittadino marocchino. Gli inquirenti ipotizzano che la vittima fosse disarmata al momento degli spari.
Dalle indagini emerge uno scenario ritenuto dagli investigatori particolarmente grave. Dopo il colpo mortale, l’agente non avrebbe prestato assistenza a Mansouri, rimasto in vita per alcuni minuti. Invece di allertare subito i soccorsi o la centrale operativa, Cinturrino avrebbe tentato di costruire un falso contesto di minaccia: avrebbe inviato un collega al commissariato per recuperare uno zaino e, da questo, avrebbe estratto una pistola giocattolo da collocare accanto al ferito. Il primo contatto con la Questura sarebbe avvenuto soltanto dopo 23 minuti, un ritardo rivelatosi fatale.
Per condotte omissive e un presunto ruolo agevolatore, anche alcuni colleghi risultano indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento. Il fronte più inquietante dell’inchiesta riguarda il possibile movente. Si sospetta che il poliziotto “taglieggiasse” con regolarità lo spacciatore poi rimasto ucciso. Se tale circostanza fosse confermata, delineerebbe un intreccio di estorsioni e abusi di potere consumati all’ombra della divisa.